Sanremo 2013, prima serata: Luciana Littizzetto legge la letterina a San Remo – VIDEO

E’ giunta su una carrozza di Cenerentola come succede nelle migliori favole con protagonista la principessa: è quanto successo ieri sera in apertura della 63esima edizione del Festival di Sanremo a Luciana Littizzetto, subito dopo l’omaggio al Maestro Giuseppe Verdi. Di nero vestita, lo stesso Fazio l’ha definita “un misto tra Cenerentola e Crudelia De Mon”, è stata condotta all’Ariston da un cocchiere “esodato della Fornero” ed aiutata a scendere da due porteur “della De Filippi, di Uomini e Donne”, fino al suo ingresso in Teatro, tra una serie di battutine politiche sulla Monte dei Paschi di Siena e l’Imu che l’hanno accompagnata fino al fianco del suo compagno di avventura sul palco (“Salgo all’Ariston come Monti, non scendo ma salgo”).

“Faccio subito vedere la farfallina?”, ha quindi esordito, andando subito al sodo, ed ovviamente continuando a parlare di politica, nonostante Fazio la invitasse a non dire nulla. “Voglio fare un contratto con gli italiani, voglio fare un elenco dei politici più pirla che ci sono, così diventiamo il Festival di Sanremo più breve della storia”. Non potendo dire (ipoteticamente) nulla, Lucianina ha quindi fatto riferimento ad una letterina a San Remo, estratta dall’abito; messi comodi sui gradini, la comica ha quindi dato vita ad un momento che nulla ha avuto da invidiare al classico siparietto che siamo stati abituati a vedere nel corso dei consueti appuntamenti all’insegna di Che tempo che fa.

Pronti in prima fila ad ascoltare, sorridere ed applaudire a Luciana, oltre al Sindaco di San Remo anche i conduttori di Domenica In, Massimo Giletti e Lorella Cuccarini. Ma passiamo subito alla letterina, della quale vi proponiamo a seguire il video ed il testo completo. Al termine della lettura, cambio d’abito in diretta da parte della ‘valletta’ padrona di casa.

Carissimo San Remo,
che nella Riviera stai,
che proteggi i fiori, i Festival e i casinò,
quindi ti occupi di boiate,
ho scoperto che come santo non esisti.
Nel calendario c’è santa Genoveffa, santa Brigida, San Quadrato e persino Santa Elvett
che dev’essere la protettrice del Moulin Rouge, ma non c’è nessuna traccia di San Remo in nessun calendario, nemmeno quello dei Maya, nemmeno il calendario Pirelli sul quale non posso dilungarmi perché ho promesso a Fazio di comportarmi bene.
Comunque, per quel che puoi,
fai in modo che il pubblico non si accorga che quest’anno sul palco invece di due gnocche ce n’è solo mezza
e aiutami a non sbagliare i nome delle canzoni o dei cantanti
perché ci sono state presentatrici che per aver detto nell’ordine sbagliato ‘Pace, Panzeri, Pilat’, sono state esiliate a Ventotene e private dei diritti civili.
Fa’ che Fabio non si addormenti in onda, o almeno fa che nessuno se ne accorga, o fa che tutti a casa si siano addormentati prima di lui.
E fa’ che non mi venga mai mai mai mai in mente di tentare una rima mentre presento Gualazzi e la Galiazzo, perché conoscendomi usciremmo tutti con le ossa peste. Tra l’altro grazie che quest’anno non hai fatto gareggiare Samuele Bersani che con quel cognome lì non ne uscivamo vivi. Ci toccava trovare anche un Samuele Berlusconi e un Samuele Monti.
Fa’ che non arrivino altre notizie pazzesche, perché dopo la neve, le polemiche politiche e le dimissioni in Vaticano manca solo la pioggia di rane e lo sbarco degli alieni ad Arma di Taggia.
Fai inoltre, Remo mio, che il meteorite che deve distruggere il pianeta il 15 febbraio aspetti almeno l’esibizione di Al Bano: sai com’è fatto lui, poi si offende.

Già che ci sei fa’ che la crisi passi, perché è vero, come diceva uno che non mi ricordo più chi fosse, che i ristoranti sono pieni, ma sono pieni di gente che cerca un posto da cameriere.
Di’ anche a tutti quelli che dicono che restituiranno l’Imu se possono anticipare. Io mi fido un casino, ma mi piacerebbe avere i soldi prima di andare a votare.
Se tu mi aiuto, Santo Remo, io giuro che non pronuncerò mai neanche il nome di un politico e neanche parole che ci somigliano, non dirà mai parole che cominciano con ‘ber’, come Bersaglio, Berlino, Berna, Bertuccia, o che finiscano con ‘oni’ tipo…. Adesso non mi viene. Invece di ‘maroni’ dirò beige e se qualche volta saremo nei casini dirò puttanaio.
Fa’ che non mi si impigli mai l’abito sotto la suola, il reggiseno nella pianola, la lingua nella gola, dammi grazia, contentezza, levità e leggerezza e infine e soprattutto sopra ogni cosa ti prego, santo dei garofani e delle petunie, dei potus e dei lillà, fa’ che io resista fortissimamente, ineluttabilmente, inderogabilmente all’incontenibile, inarrestabile, insopprimibile bisogno di dire C**O!”.

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Classe 1984, nata a Lecce. Dopo la mia formazione in Media e Giornalismo all'Università di Firenze, ho acquisito esperienze tra Milano e Palermo per poi fare ritorno in Salento. Nasco sul web come blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.
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