Fabio Fazio su Vieni via con me: “Partivamo per fare il 12% di share, è arrivato il 30. Non chiedetemi perché”

29/11/2010 di Simone Morano

Fabio Fazio

Alla vigilia dell’ultima puntata di Vieni via con me, il conduttore della trasmissione Fabio Fazio, intervistato da Repubblica, esce allo scoperto e racconta la propria versione su diverse questioni che hanno caratterizzato la messa in onda del programma.

A cominciare dalla richiesta del mondo cattolico di ospitare i comitati pro-vita dopo la puntata del 15 novembre in cui si era parlato di eutanasia.

Accettare quella replica dei Pro Vita avrebbe significato ammettere che Mina Welby e Beppe Englaro avevano parlato in favore della morte. Non esiste direttiva Rai che possa impormi un’assurdità del genere.

Il momento che Fazio ha gradito di più è stato

quando Gemmi Sufali ha letto le ragioni per cui le piace essere italiana. Era una delle bambine sbarcate a Bari dall’Albania con la nave Vlora nel ’91. Vent’anni dopo quell’inferno c’è questa ragazza intelligente, carina, entusiasta di un Paese meraviglioso.

Il programma ha raggiunto ascolti stratosferici.

Siamo partiti per fare il 12 per cento. Il 15 sarebbe già stato un successo. È arrivato il 30. Perché non lo capisco neppure io. Dai dati ho capito soltanto che una grande fetta di pubblico è in realtà un non pubblico, gente che non accendeva mai il televisore. In termini politici abbiamo recuperato l’astensionismo di massa. Che evidentemente non era indifferenza, ma ribellione alla tv del pollaio, al finto dibattito dove uno dice una cosa, l’altro lo interrompe con il contrario e alla fine non s’è capito nulla, non è successo nulla. Con gli autori abbiamo pensato a una cerimonia fondata sul valore della parola nuda.

Si finisce con i ringraziamenti. Sotto forma di elenco, naturalmente,

Roberto Saviano, gli autori, Benigni che ci ha permesso di rompere il ghiaccio alla grande. Il pubblico, naturalmente. E quelli che mi hanno insegnato il mestiere.

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