Ballarò: libera espressione in libero programma

13/01/2010 di Davide Longo

Ieri sera si è svolta come di consueto la puntata settimanale di Ballarò. Ospiti in studio: Antonio Di Pietro (IDV), Piero Fassino (PD), Maurizio Lupi (PDL), il ministro della gioventù Giorgia Meloni, il direttore di Libero Maurizio Belpietro, l’editorialista di Repubblica Giovanni Vicentini, il presidente della Lega delle Cooperative Giuliano Poletti, e si sono discussi nodi cruciali quali il tema della giustizia, del fisco e dell’immunità parlamentare.

Senza annoiare troppo i lettori, che possono comunque gustarsi la puntata sul sito www.ballarò.rai.it, vorrei disegnare per loro il panorama apocalittico che si è presentato davanti agli occhi dei telespettatori dopo la consueta incursione aerea di un brillante Maurizio Crozza.

Partiamo dal ministro Giorgia Meloni, che dice

Il processo breve che lo chiamo così per un motivo,

senza emettere una singola emissione di fiato tra le parole. Che abbia imparato il discorso a memoria, dato che risponde alle domande con evidente difficoltà? Bisogna capirla: si pensa infatti, da un noto sondaggio ministeriale, che abbia da poco imparato l’italiano, ma questa notizia, badate bene, non è certa.
Stendiamo un quintale di trapunte sulle varie affermazioni fatte poi dall’onorevole Maurizio Lupi: chiama la signora Lorenzetti, candidata in Umbria per il PD, con il nome “Lorenzino”, pensando forse alla caponata che aveva mangiato in precedenza; arbitrariamente prende più tempo per parlare di quello concessogli dall’arbitro della situazione, ossia un ottimo Floris dalla fermezza ineccepibile; infine scimmiotta Di Pietro, imitando il suo modo di parlare, prendendolo in giro, temo facendo una figura pietosa davanti agli occhi dei vari telespettatori.

Qualcuno salvi poi il soldato Fassino, che si lancia in una incursione solitaria tra i nemici (che, forse, dopo l’inciucio, saranno amici) Meloni e Lupi, sovrastando questi professionisti dell’interrompere le persone che stanno parlando durante il loro turno perché, giustamente, un discorso vorrebbe finirlo anche lui.
Mi scusi, signor Fassino, non crede che il PD dovrebbe con simile incisività parlare alla Camera e al Senato, al posto di disertare l’aula al momento del voto? Mistero.

Ecco subito dopo sopraggiungere Di Pietro, il noto bolscevico famoso per le sue visite ufficiali in Russia e per l’amicizia che lo lega a un certo Putin (o forse ho sbagliato persona? Voi che dite?). Il segretario dell’Italia dei Valori fa affermazioni per lo meno chiare e precise come “Hanno detto che vogliono portare in aula il fisco? Lo portino, o sono dei pagliacci” oppure “a questo punto (Berlusconi, nda) si prende tre mesi di tempo per fotterti con la leggina!” confermando la sua vocazione per l’irascibilità. Avrà torto o ragione ad essere irascibile? A voi il giudizio.

Passiamo infine ad un’analisi del comportamento dei due giornalisti ospiti in studio: se Giovanni Vicentini si dimostra imparziale nelle sue analisi che spaziano dal PDL al PD e si conferma nella sua consueta educazione, Maurizio Belpietro sembra sempre più un militante politico che non un giornalista: gli ospiti in studio si rivolgono a lui come se fosse un esponente del Popolo delle Libertà, e dice “mi fai ridere” a Di Pietro, oltre a fare propaganda a favore di una parte politica.
Che questo giornalista sia dunque così affine al governo? Spero che questa mia ultima considerazione, del tutto personale e non identificabile come verità assoluta, sia errata. Mi fa paura una stampa controllata dal potere politico. Fa proprio paura.

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