Kobe Bryant in Italia: ecco perché era amato e conosciuto anche nel nostro Paese

29/01/2020 di Valentina Gambino

Kobe Bryant

“Non importa quanto segni. Quello che conta è uscire dal campo felice”, queste le parole utilizzate da Kobe Bryant che se ne è andato così, lasciando l’intero mondo sotto choc. Il grande campione di basket americano è scomparso a soli 41 anni in un incidente di volo, schiantandosi con il suo elicottero contro una collina di Calabasas a Nord Ovest di Los Angeles.

Kobe Bryant, ecco perché era amatissimo anche in Italia

Il velivolo che aveva segnalato problemi alla torre di controllo, è finito in mezzo a una coltre di nubi tra banchi di nebbia e dopo aver perso quota, si è disintegrato a oltre 300 chilometri all’ora. A bordo c’era anche sua figlia Gianna di 13 anni e altre 7 persone che hanno perso istantaneamente la vita con loro.

Kobe Bryant e Gianna stavano andando a un allenamento della squadra di pallacanestro della ragazza anche perché, da qualche anno, il cestista allenava il team della figlia. Gianna era la secondogenita delle quattro figlie avute dalla moglie Vanessa ed era già una piccola star del basket femminile.

Negli Usa era popolarissimo e gli stessi Barack Obama (che lo conosceva di persona) e Donald Trump gli hanno dedicato tweet di cordoglio. Il presidente Trump, che è tifoso dei Philadelphia 76ers, si ricorda bene le indimenticabili partite della sua squadra contro i Los Angeles Lakers di Bryant.

LeBron James (considerato il suo erede) è stato fotografato disperato e in lacrime, l’ex compagno di squadra Shaquille O’Neal ha postato: “Ti voglio bene fratello, ci mancherai” e la leggenda dei Lakers Kareem Abdul Jabbar, invece, spiega in poche righe perché era così amato: “Kobe era un incredibile uomo di fa- miglia. Amava sua moglie e le sue figlie. È stato un incredibile atleta e un leader assoluto. Ha ispirato un’intera generazione di giovani atleti”.

Nel jet set internazionale tutti hanno voluto lasciare un fiore e, anche qui in Italia, le frasi di cordoglio non si contano perché Kobe era anche un po’ italiano.  Aveva vissuto in Italia da bambino perché il padre Joe, tra la metà degli Anni 80 e l’inizio degli Anni 90, aveva giocato a basket in A2 tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. Molti ricordano che, al torneo Plasmon di minibasket, il piccolo Kobe a 6 anni era un fenomeno e non lo fermava nessuno. E poi adorava l’Italia, parlava perfettamente italiano e, quando faceva ritorno nella sua Reggio Emilia, s’intratteneva in piazza con la gente e con gli amici.

I messaggi da parte degli sportivi italiani

Una volta incontrando Linus, gli aveva confidato che da giovanissimo non perdeva nemmeno una puntata di Dj Television. Alex Del Piero racconta: “Lo conobbi a 18 anni in Italia, è sempre stato fonte d’ispirazione”; mentre Francesco Totti dice: “Onorato di averti conosciuto”. Il cestista Marco Bellinelli, lo definisce il suo eroe, Alessandro Cattelan pubblica: “Ogni bambino che hai ispirato vale più di un milione di vite vissute”, e Dan Peterson, l’allenatore che ha fatto amare agli italiani il basket Nba, commenta: “È stato sempre riconoscente verso l’Italia, da noi ha imparato i fondamentali… Non faceva il divo, era sempre disponibile”.

Giornalista e social addicted. Scrivo di televisione, gossip, cinema e musica. Amo le serie TV, sono dipendente dalla mia barboncina Zooey e vivo in Salento tra sole, mare, vento, amore e arcobaleni.

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