Grande Fratello: la vita di Mauro Marin prima del reality, tra camicia di forza e psicofarmaci

20/07/2010 di Emanuela Longo

Era novembre dello scorso anno quando, in pieno Grande Fratello 10, in seguito all’uscita di uno dei concorrenti della passata edizione, Davide Vallicelli aveva rivelato, nel corso di un’intervista rilasciata sulle pagine di TgCom (e visibile qui), un potenziale scoop, poi destinato a finire nell’oblio. La sua dichiarazione in merito all’ex compagno di avventura, Mauro Marin, poi trionfatore atteso dell’edizione, era passata apparentemente inosservata, nonostante la notizia avesse avuto un certo calibro:

Mauro è un bipolare, ma di questo ne parlerete con lui,

aveva dichiarato lo stewart forlivese all’indomani dalla sua eliminazione.

Davide, in realtà, non era stato il solo a sollevare un possibile polverone rimasto tuttavia abbastanza nell’ombra. Anche la sexy ex playmate Sarah Nile, nel corso di un’intervista su un celebre blog dedicato alla tv, aveva dichiarato la medesima affermazione in merito al vincitore Marin, ed in molti blogger si erano poi scatenati proprio contro la ragazza e la sua dichiarazione, ricordando la gravità della malattia citata ed attribuita a Mauro (il bipolarismo, per l’appunto), considerandolo solo come un tentativo subdolo, da parte di Sarah, di “sabotare” l’ex compagno di avventura.

Proprio di oggi, tuttavia, è la notizia secondo la quale il settimanale Chi, avrebbe pubblicato in anteprima alcuni stralci contenuti nel libro C’è una cosa che non vi ho detto, in cui lo stesso Marin racconta la sua drammatica odissea vissuta prima del suo ingresso nel reality di Canale 5, rappresentata da psicofarmaci e camicia di forza, a causa di un suo precedente malessere psico-fisico che lo ha costretto a vivere per diversi anni in un reparto psichiatrico:

Ammetto che la camicia di forza non mi è mai piaciuta. Ricordo che quando mi legavano nel letto di contenzione, non sentivo più il sangue che circolava nelle vene. I farmaci per un lungo periodo mi hanno ucciso. La mia motricità era rallentata,

ed ancora:

In manicomio, anzi nella struttura, perché è così che si chiama, le giornate sono uguali. Ho pensato spesso e volentieri. Mi sarei potuto lanciare dal terzo piano o buttarmi sotto un treno. Facevo i provini per il reality, ma ero domiciliato nella struttura. Il dottor Carlo Alberto Cavallo, psicologo del programma, sapeva tutto. Mi diceva che stavo bene e che ero pronto.

Chissà se c’è una relazione tra il racconto inedito di Mauro e le dichiarazioni rilasciate qualche mese fa dai suoi ex coinquilini.

Classe 1984, nata a Lecce. Blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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