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“Ho tentato il suicidio”, Achille Costacurta e le “sette boccette di metadone”: le dichiarazioni shock, come sta adesso e dove si trova

Redazione BlogTivvu.com 13/07/2025

Dalla galera minorile a Palermo, passando per la mescalina e un tentato suicidio: il racconto senza filtri di Achille Costacurta.

Non è facile crescere con un cognome così. E nemmeno con due genitori famosi come Billy Costacurta e Martina Colombari. Ma Achille Costacurta, 20 anni appena, ha deciso di riscrivere la sua storia. E lo ha fatto lontano dai riflettori, lontano da Milano, lontano anche da sé stesso.

Ha scelto Mondello, borgo marinaro di Palermo, per cominciare da capo. E ne ha parlato senza filtri, senza edulcorare niente, in una lunga intervista a La Repubblica. Un racconto che fa male ma che illumina, con la potenza delle seconde possibilità.

Achille Costacurta

Achille Costacurta: una nuova vita dopo il baratro

A febbraio, Achille è arrivato in Sicilia e ha iniziato a lavorare come cameriere al bar Galatea. Il contatto con il Sud è stato un colpo di fulmine. Racconta così il suo primo approccio:

“Febbraio. Mondello, bar Galatea. Sono appena arrivato. Chiedo informazioni sul supermercato. “Se vuoi ti diamo le chiavi del furgone per andare a fare la spesa”. Eccola Palermo. Cose che a Milano non mi sono mai capitate, neanche con gli amici di una vita”.

Mondello gli ha dato ciò che Milano, con la sua frenesia e i suoi privilegi, non poteva offrirgli: accoglienza, calore, tempo lento, zero giudizi.

Achille Costacurta svela il suo orientamento sessuale

Il tentato suicidio, la droga, il carcere minorile: il buio di Achille Costacurta

Ma prima di trovare la luce, Achille ha attraversato l’inferno. Il punto più basso della sua vita lo ha toccato a 17 anni, rinchiuso in un centro penale minorile a Parma. La sua testimonianza è agghiacciante:

“Ho provato a togliermi la vita con sette boccette di metadone. L’equivalente di 40 grammi di eroina. Nessuno sa spiegarsi come io sia ancora vivo. Avevo 17 anni, ero rinchiuso in un centro penale minorile a Parma e dopo un anno e sette mesi non ce la facevo più”.

Achille Costacurta e Martina Colombari

Il ragazzo ricorda tutto, senza sconti:

“È stata durissima, sono entrato che avevo 15 anni. Dieci sigarette al giorno e appena non ti presentavi a colazione, te ne toglievano una. Una volta un agente mi ha detto che mi doveva parlare. Stavo fumando e gli ho chiesto di aspettare che finissi. Mi ha spezzato la sigaretta davanti al viso, gli ho sputato e mi hanno preso a schiaffi in una stanza. Ero solo un ragazzino”.

Il passato turbolento e l’etichetta di “figlio di”

Una delle colpe più grandi, secondo Achille, non è stata solo la sua. Ma quella di un sistema che lo ha marchiato fin da subito. Troppo spesso, fuori da casa, era solo “il figlio di”. E questo, a lungo andare, ha avvelenato tutto:

“Fuori ero il “figlio di”. Salti le file, non paghi i concerti, tutti ti conoscono. E su questo i miei genitori non potevano farci nulla”.

Dentro casa, invece, regole ferree e due genitori presenti. Anche se il rapporto era teso:

“Prima litigavamo ogni giorno, ora siamo uniti. Se torno tardi, li chiamo”.

Quando gli chiedono cosa gli hanno insegnato mamma e papà, la risposta è netta:

“Il rispetto per le donne. Non ho mai alzato neppure la voce con una donna. Me lo ha insegnato papà”.

Billy Costacurta e Achille sono il marito e il figlio di Martina Colombari

L’uso di droghe: l’altra battaglia di Achille Costacurta

Il crollo totale è arrivato con la maggiore età. Il giorno del suo 18° compleanno, Achille ha cominciato a fare uso di sostanze pesanti. E anche qui, il suo racconto è spiazzante:

“Sono andato avanti per otto mesi. Mescalina, un allucinogeno messicano. Quando sei sotto, ti senti Dio e io pensavo di poter aiutare il mondo intero. Regalavo le mie collane d’oro ai barboni, aiutavo i ragazzi che fumavano crack portandoli a casa a fare una doccia. Ma in realtà mi stavo distruggendo. Le droghe sono il demonio. E il demonio ti prende e ti porta via”.

Oggi è pulito, ma non dimentica. E non rinnega. “Sono stato fortunato a viverlo a 18 anni, non a 45 con una famiglia sulle spalle”, dice.

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I progetti per il futuro: solidarietà, rispetto e libertà

Adesso Achille Costacurta sogna di aprire un centro per ragazzi con sindrome di Down. Non solo un progetto, ma un desiderio profondo di restituire qualcosa:

“Aiutare gli altri mi fa sentire le farfalle nello stomaco”.

Mondello è il suo rifugio, il suo mondo nuovo. Tra bagni fuori stagione, Monte Pellegrino e l’abbraccio di una terra che – forse più di altre – sa accogliere chi è caduto, senza giudicarlo.

Martina Colombari assente a un evento dopo la questione con il figlio Achille Costacurta

Achille Costacurta oggi: più forte, più consapevole, finalmente libero

Oggi Achille ha lasciato alle spalle gli eccessi, le bravate – come quel giorno a Milano in cui lanciò scarpe Gucci da un taxi – e l’ombra lunga dell’appartenenza. Ora non è più solo “il figlio di”. È semplicemente Achille, con le sue cicatrici, la sua forza ritrovata, il suo sorriso.

 

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