Morte di Weilandt al Giro d’Italia, ecco come si è comportata la Rai

10/05/2011 di Simone Morano

Wouter Weilandt aveva vinto la terza tappa del Giro d'Italia dello scorso anno

La morte in diretta tv. Il decesso del ciclista Wouter Weilandt nel corso della terza tappa del Giro d’Italia è stata anche un evento televisivo. La Rai ha deciso di non mandare in onda le immagini più terribili del corridore, che ha riportato una frattura alla base cranica (quella che ha provocato la morte sul colpo).

Dal momento dell’incidente, Francesco Pancani, telecronista, e Davide Cassani, commentatore tecnico, sono stati protagonisti di una cronaca loro malgrado surreale, all’interno della quale la competizione ciclistica non contava nulla. Cassani ha avuto modo di definire quella di ieri “la telecronaca più brutta della mia vita”. Evidentemente chi ha avuto la possibilità di vedere le immagini di Weilandt ha capito subito la gravità della situazione. Eppure la notizia della morte è stata data più di un’ora dopo, nel corso del Processo alla tappa.

Due i motivi: da una parte la volontà da parte dei medici dell’organizzazione di provare a eseguire un’operazione di rianimazione, contro ogni logica, affidata solo alla speranza; dall’altra, la decisione di comunicare la notizia della morte dell’atleta belga prima ai suoi familiari (e, come ha spiegato il curatore delle trasmissioni Auro Bulbarelli, ciò è stato reso più complicato dal fatto che la moglie di Weilandt fosse fuori casa).

E così la squadra di giornalisti della Rai, in evidente ma comprensibile impaccio, ha annunciato il decesso di Weilandt in conclusione del Processo alla Tappa. Dopo è stato solo silenzio e immagini nude.

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