Gianluigi Paragone contro la Rai: “Volevano farmi fare un programma musicale”

Dopo il passaggio a La7, in tandem con Salvo Sottile, anche Gianluigi Paragone ha voglia di togliersi qualche sassolino dalla scarpa ed ovviamente attacca senza mezzi termini l’Azienda Rai che finora lo ha accolto. “Il problema è che l’attuale dirigenza Rai non regge i nuovi linguaggi. Vedi le loro facce e capisci subito che uno con l’orecchino e la chitarra destabilizza”, commenta l’ex volto de L’ultima Parola nel corso di una recente intervista pubblicata sul sito dell’Ansa. Poi, anticipa quale sarà il suo ruolo sulla rete di Cairo, dove dalla prossima stagione condurrà un talk nella prima serata del mercoledì, ricalcando lo stesso stile della sua passata trasmissione in onda su RaiDue.

“Parlerò soprattutto di quello di cui in Rai non volevano che parlassi. Basta vedere da dove vengono i vertici Rai per capire che era difficile parlar male delle banche o fare un programma antieuro”, anticipa all’Ansa il conduttore, per poi aggiungere: “Non voglio far polemiche, l’importante è aver trovato un editore che è in grado di riconoscere un prodotto giovane e moderno”. La nuova trasmissione, sulla quale sta lavorando con la sua squadra, dovrà vedere la luce già a settembre, per poi lasciare il posto dalla prossima primavera a Le Invasioni Barbariche con Daria Bignardi.

Paragone però, ci illustra meglio anche come sarà lo spirito del programma che lo vedrà protagonista con tanto di chitarra in mano, mentre gli ospiti saranno rigorosamente in piedi: “E’ un concept rockettaro, non ho mai visto un rocker seduto. Manterrò il linguaggio dell’Ultima Parola. E’ un esperimento televisivo ancora molto giovane e di metterlo in soffitta non mi va. Del resto è uno dei motivi del mio passaggio a La7”.

In casa Rai, gli ascolti de L’Ultima Parola non erano affatto negativi, ma a quanto pare il problema risiedeva proprio nel volere dei vertici, tanto da non convincersi mai a trasmetterlo in prima serata. Poi, Paragone accusa: “Volevano farmi fare un programma musicale. E’ scritto nelle lettere che mi hanno inviato, nessun dirigente può negarlo”.

Infine, il conduttore ha voluto dire la sua in merito ai linguaggi utilizzati dalla tv pubblica e che, a sua detta, sono caratterizzati da forti lacune: “Credo che in Rai ci sia soprattutto un problema di linguaggio. La dirigenza vuole la contaminazione con il web, ma non sa di cosa parla. Loro hanno il diritto di interpretare il servizio pubblico in questo modo, ma non è detto che abbiamo ragione, altrimenti non si spiegherebbero i flop degli approfondimenti economici in onda nell’ultimo periodo”.

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Emanuela Longo Author

Classe 1984, nata a Lecce. Dopo la mia formazione in Media e Giornalismo all’Università di Firenze, ho acquisito esperienze tra Milano e Palermo per poi fare ritorno in Salento. Nasco sul web come blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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