Selvaggia Lucarelli “picchia duro” Pierluigi Diaco: “Sgradevole e antipatico”, l’attacco

04/07/2020 di Valentina Gambino

Selvaggia Lucarelli e Pierluigi Diaco

Conosciamo tutti Selvaggia Lucarelli, apprezzatissima proprio per la capacità di essere sempre diretta, senza filtri e sovrastrutture. Anche oggi, pubblicando un articolo su Pierluigi Diaco su TPI News (che dirige occupandosi di cronaca e spettacolo), ha raccontato cosa ne pensa del conduttore (e in queste ore non è stata la sola, cliccare per credere).

Selvaggia Lucarelli “massacra” Pierluigi Diaco

Una sera di un anno fa ero davanti alla tv e mi sono imbattuta in “Io e te”, il programma di Pierluigi Diaco in cui “io e te” sta per “io e te che ascolti estasiato me”. Non avevo mai visto il programma né Diaco nel ruolo di conduttore/intervistatore e ricordo che terminata la sua intervista all’incolpevole ospite (Garko), pensai che un mondo in cui Diaco è elevato al ruolo di intervistatore, è un mondo che meriterebbe una pandemia.

In questi giorni si parla molto di Diaco perché non sarebbe, lui, una bella persona. Nel senso che ormai i filmati in cui vengono mostrate le sue risposte stizzite all’ospite, le frasi piccate agli autori e le sparate da capetto de noantri tipo “Questa è casa mia”, “Vuoi condurre tu?” o “Datte ‘na calmata” a un autore reo di essere passato davanti a una telecamera, sono routine.

Il problema di Diaco, oltre a un’ evidente difficoltà nella gestione della rabbia, è che è convinto di essere l’erede naturale di Maurizio Costanzo, di cui è inspiegabile pupillo. E forse, nella sua testa, crede che la ruvidezza di Costanzo, di cui talvolta sono stati vittime anche i suoi ospiti, sia un modello. In effetti potrebbe anche esserlo, solo che Costanzo è ruvido e sarcastico, Diaco è solo sgradevole e antipatico. E no, non si diventa personaggi a botte di antipatia, a meno che l’antipatia non sia supportata da un grande talento di cui a mio parere in Diaco non esiste una traccia riscontrabile neppure tramite tampone naso-faringeo.

Poi Selvaggia Lucarelli conclude:

Infine, voler suggerire che il modo in cui trattiamo gli altri sul lavoro è qualcosa di slegato dal nostro modo di essere è un’acrobazia paracula che conferma esattamente l’opposto: le parole ci somigliano. E infatti le parole artefatte e costruite di chi cerca di uscire da una pessima e prolungata figuraccia spacciandola per una conseguenza della sua troppa passione e della sua troppa troppa bontà, somigliano a chi le ha pronunciate. Somigliano a Diaco, “il cui disordine no, non è una forma d’arte” (semi-cit. Morgan vs Bugo). È solo maleducazione.

Poesia.

Blogger e social addicted. Scrivo di televisione, gossip, cinema e musica. Amo le serie TV, sono dipendente dalla mia barboncina Zooey e vivo in Salento tra sole, mare, vento, amore e arcobaleni.

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