Pupetta e le critiche dell’anticamorra: “Non chiamate eroine queste figure disegnate per la tv che non vuole pensare”

Mentre ieri sera andava in onda la prima puntata della fiction Pupetta – Il Coraggio e la Passione, andata in onda su Canale 5, le voci più autorevoli dell’anticamorra napoletana si ribellavano ad alta voce invitando a non seguire la nuova produzione di casa Mediaset con protagonista Manuela Arcuri, definendo questi prodotti “scadenti e dannosi”. “E non chiamate ‘eroine’ queste figure disegnate per la tv che non vuole pensare”, hanno aggiunto con forza. A parlare a Repubblica, sono stati Paolo Siani, don Tonino Palmese, Lorenzo Clemente, tre nomi importanti dell’antimafia.

“Chi propone come modelli persone che hanno condiviso dinamiche di morte e di potere, fa un danno al paese e uccide due volte gli innocenti ammazzati”, hanno commentato, riflettendo poi sulla fiction Pupetta, incentrata sulla vita (in parte romanzata) di Assunta Maresca, donna dello scandalo negli anni ’50 in Italia per aver ucciso il boss Antonio Esposito, ritenuti il killer del marito Pasquale Simonetti detto Pascalone ‘e Nola, anche lui boss della camorra (rimandiamo a questo articolo per saperne di più su Pupetta).

La stessa Arcuri, ha ammesso di essere entrata in contatto con la donna che le ha anche dato dei consigli su come interpretare alla perfezione la sua parte. Oggi 77enne, la vera Pupetta si fa oggi fotografare proprio al fianco dell’attrice pur rammaricandosi per il fatto che nella fiction non ci sia il suo vero cognome. I produttori della fiction, appaiono invece entusiasti e, in conferenza, nel parlare di Pupetta l’avevano definita “una donna di cuore”, “anticonformista”, che “si ribella alle convenzioni e al maschilismo”.

C’è però, chi non la pensa esattamente in questo modo. “Queste fiction non servono all’antimafia seria, non servono alle famiglie, né ai giovani. Allora a cosa, a chi servono. Noi ci stiamo impegnando a rendere note le storie delle vittime innocenti”, si chiede Siani.

“Pur volendo rispettare ed accogliere alcuni ravvedimenti, queste storie andrebbero comunque studiate dalla parte di chi ha subito, di chi è stato ferito. Altrimenti un prodotto come la fiction genera mistificazione e induce a riflessioni contrarie, nelle culture e nelle persone più fragili. E coloro che sono stati vittime di queste dinamiche vengono uccisi una seconda volta. Se proprio si voleva celebrare una figura di donna, avevamo da suggerirne: penso a Matilde Sorrentino, penso a Teresa Buonocuore, donne oneste, donne semplici e rispettose della vita civile, che per aver denunciato la camorra che viola i bambini sono state barbaramente uccise. Storie vere, di ieri. Non degli anni Cinquanta”, ha invece aggiunto don Palmese.

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Emanuela Longo Author

Classe 1984, nata a Lecce. Dopo la mia formazione in Media e Giornalismo all’Università di Firenze, ho acquisito esperienze tra Milano e Palermo per poi fare ritorno in Salento. Nasco sul web come blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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