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La famiglia queer di Michela Murgia e la casa con dieci letti: dal marito Lorenzo a Roberto Saviano, tutti i membri

di Emanuela Longo

Pubblicato il 2023-08-11

Cos’è la famiglia queer di Michela Murgia? Era stata proprio lei a spiegarlo in diverse occasioni: “Una famiglia ibrida, fondata sullo ius voluntatis, sul diritto della volontà”. Prima di lasciare il vuoto enorme con cui da ieri ci tocca confrontarci, Michela ha pensato a tutto, a partire dalla sua queer family. In nome dell’amore, della …

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Cos’è la famiglia queer di Michela Murgia? Era stata proprio lei a spiegarlo in diverse occasioni: “Una famiglia ibrida, fondata sullo ius voluntatis, sul diritto della volontà”. Prima di lasciare il vuoto enorme con cui da ieri ci tocca confrontarci, Michela ha pensato a tutto, a partire dalla sua queer family. In nome dell’amore, della libertà e dei diritti. 

La famiglia queer di Michela Murgia: ecco chi vi fa parte

Famiglia queer Michela Murgia

Dopo l’arrivo della malattia che Michela sapeva non le avrebbe lasciato scampo – un carcinoma renale al quarto stadio -, aveva deciso di comprare “una casa con dieci letti” a Roma per la sua “famiglia allargata”

Ma chi comprende la famiglia queer di Michela Murgia? Oltre al marito Lorenzo Terenzi, ovviamente i suoi quattro figli dell’anima. E poi le scrittrici Chiara Valerio e Chiara Tagliaferri e l’amico Marcello Fois. Nonostante il matrimonio, realizzato solo perché “lo Stato alla fine vorrà un nome legale che prenda le decisioni”. Sebbene la sua queer family non sia basata sul matrimonio, la Murgia aveva una certezza, “che l’essersi casa l’un l’altro resta l’unico indirizzo sicuro”.

A far parte della famiglia allargata anche Cathy La Torre: “Lo Stato riconosce come famiglia o il matrimonio o le unioni civili. Altrimenti la strada è fatta di burocrazia costosa tra dichiarazioni legali e notarili”

Ed ancora, Roberto Saviano, suo amico fraterno: “Quando a parlare della propria malattia è una persona come Michela, non si tratta di sfidare un tabù. È qualcosa di diverso, ribalta il senso, comunica la malattia per parlare delle scelte di una vita. Frega il cancro usandolo come atto politico. Perché lei non si è mai accontentata di fare la scrittrice che rincorre il successo o i premi. Lei ha sfidato l’odio e la violenza dei populisti esponendo il suo corpo sempre. Io e lei ci siamo ritrovati proprio su questa linea di vita esposta che, contrariamente a quello che dice chi ci odia, non porta copie o soldi, ma solo tanti guai. Ma da questi guai ne abbiamo tratto l’energia allegra della nostra amicizia”.

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