Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza Rai: “Un’azienda non può privarsi del proprio patrimonio”

18/10/2010 di Simone Morano

Sergio Zavoli

Sulla querelle Masi-Santoro interviene anche il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli. Zavoli, dalle pagine del Quotidiano Nazionale, spiega, nella rubrica L’odore del tempo, la sua posizione in merito alla vicenda:

Il Servizio pubblico radiotelevisivo riguarda l’intera vita democratica. Non è opportuno dar corpo alle ombre, ma neanche sottovalutare il significato e l’importanza di un contrasto che ha messo in luce la difficoltà di trovare un giusto punto di equilibrio. Esso sta nell’offrire al Paese un’informazione che aiuti a conoscere, e comprendere, la complessità in cui viviamo. La Rai, nei momenti difficili del nostri Paese, aveva imparato a fare la sua parte. L’auspicio è che continui.

Spiega Zavoli:

Se la Rai fosse soltanto un bene culturale di valore inestimabile – così com’è – le crepe aperte al suo interno dal clamorso scontro tra il conduttore di Annozero, Michele Santoro, e il Direttore generale Mauro Masi, basterebbero a generale allarme.

Ma la Rai non è solo questo: è anche

uno strumento centrale nella vita civile e culturale del Paese, un Servizio pubblico cui è affidato il compito di offrire una lettura degli eventi equilibrata, aggiornata e completa con la più larga pluralità.

Ecco perché, se anche la tv pubblica fosse paragonabile a una qualsiasi impresa del sistema produttivo, chiosa Zavoli,

dubito che un amministratore delegato potrebbe tollerare una menomazione del patrimonio aziendale, con la rinuncia a risorse importante, per punire le “gravi intemperanze”, vere o presunte di uno dei suoi dirigenti. Ed è quello che potrebbe accadere con la sospensione di Santoro.

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