Yoko Ono, vedova di John Lennon sta male: sulla sedia a rotelle da tre anni “assistenza h24”

10/07/2020 di Valentina Gambino

Yoko Ono

Da un anno non esce più di casa, ad occuparsene è quasi esclusivamente il figlio Sean e le sue condizioni di salute preoccupano molto. A 87 anni Yoko Ono, vedova di John Lennon, “ha bisogno di assistenza 24 ore su 24”, come racconta al New York Post Elliot Mintz, un amico che la conosce da 50 anni e svolge il ruolo di portavoce non ufficiale dell’artista: “Non ha perso però l’acutezza di sempre” ha voluto precisare.

Yoko Ono, vedova di John Lennon sta male: sulla sedia a rotelle da tre anni

Il suo essere mentalmente lucida è dimostrato dal post di auguri per il compleanno di Ringo Starr, che l’artista giapponese ha condiviso pochi giorni fa. Il tempo passa anche per lei, ma Yoko Ono cerca di tenere il passo. Raramente lascia il suo appartamento del Dakota e quando questo succede lo fa sulla sedia a rotelle che usa da ben tre anni e su cui è stata fotografata nel gennaio 2019 quando ha partecipato a una manifestazione per i diritti delle donne.

Yoko invita il figlio Sean a cena fino a tre volte alla settimana: “Lui è il suo migliore amico”, ha detto Mintz che ha visto l’ultima volta l’artista in febbraio alla festa per il suo 87esimo compleanno celebrata in un bar di South Street Seaport assieme a una trentina di ospiti tra cui la cantante Cyndi Lauper, il co-fondatore della rivista Rolling Stone, Jann Wenner, e la figlia Kyoko, nata dal matrimonio precedente con il produttore Anthony Cox.

Riserbo assoluto da parte della famiglia sui problemi di salute della donna a cui molti estimatori dei Beatles hanno attribuito la colpa di aver fatto dividere la band: probabilmente Yoko Ono soffre degli inevitabili acciacchi della vecchiaia.

Nel frattempo, all’inizio della pandemia da coronavirus, la vedova Lennon ha donato 250.000 a un ospedale del Bronx, il Montefiore Medical Center: “sapeva – ha spiegato Mintz – che non avrebbe potuto far conto su altri ricchi donatori”.

 

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50 years ago, John and I had the idea to do the “WAR IS OVER! (If you want it)” campaign.⁣ ⁣ The experience and the memory of war was deeply imbedded in both our minds, and had become the springboard for our efforts to speak out for world peace. We did the “Bed-In for Peace”, unaware of the fact that we made our beds then, for life. Pairs of Acorns were sent to all heads of States of the world, asking them to be planted for Peace. “WAR IS OVER! (If you want it)” billboards were placed in main cities of several countries. We announced the birth of a Nutopian nation: a conceptual country anybody could join and be the ambassador of. Our white flag, and ordinary bed-sheet, symbolized a surrendering to Peace. “Give Peace A Chance” was our chant. “Imagine” was our anthem and a song of prayer. “Imagine all the people living life in peace.” This was a song asking people to imagine, to visualize, and realize our future. It was especially important that it was asking people to use the power of their own minds to make things happen.⁣ ⁣ The days of one hero building a castle for all of us are over. Our world is getting too complex for that. Now we need each of us to be a hero. The human race realized its dreams and innermost desires by wishing together. Sometimes, we got sidetracked and listened to destructive powers within us. When you read the history of the last century, you wonder how we ever survived its violent events. We did. And I am sure we will. They say the darkest hour is just before the dawn.⁣ ⁣ The road to Peace has been longer than John and I hoped it would be, but sitting here today as I write this, I can still see it waiting for us just over the horizon. Waiting for us to realize it’s already there.⁣ ⁣ love, yoko⁣ ⁣ Photo © Frank Barratt/Getty⁣ ⁣

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Giornalista e social addicted. Scrivo di televisione, gossip, cinema e musica. Amo le serie TV, sono dipendente dalla mia barboncina Zooey e vivo in Salento tra sole, mare, vento, amore e arcobaleni.

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