Vittorio Sgarbi choc a La Confessione: “Berlusconi mi pagava 13 milioni di lire al giorno”

17/11/2017 di Emanuela Longo

Sarà Vittorio Sgarbi uno dei protagonisti del nuovo appuntamento con la trasmissione La Confessione, in onda su Nove stasera 17 novembre dalle 22:45. Ad intervistarlo, il padrone di casa Peter Gomez che accenderà i riflettori su una delle personalità più controverse e trasgressive. Lo si comprende bene anche dalle sue parole nel corso dell’intervista che aprirà la puntata di oggi durante la quale toccherà varie tematiche, a partire dall’ingaggio a Mediaset e dallo stipendio dorato che gli veniva pagato da Berlusconi. Ecco di seguito le sue dichiarazioni ne La Confessione di oggi.

La Confessione di Vittorio Sgarbi da Peter Gomez

“Berlusconi mi pagava (ai tempi di Sgarbi quotidiani, ndr) una cifra che avrei inteso conservare per molto tempo, poi non ci sono riuscito”, esordisce così, Vittorio Sgarbi, prima di rivelare a Gomez altri inediti particolari della sua carriera. “Partendo dal fatto che l’uomo che invidio di più e odio di più è Bonolis – che in 4 anni ha avuto 80 milioni di euro – ero riuscito a scavalcare il pregiudizio per cui un monologante non può parlare più di 6 o 7 minuti, il tempo di Barbato o di Biagi quando facevano le loro strisce quotidiane. Io ho dimostrato che potevo arrivare ad un intero blocco di 13 minuti senza che calasse l’ascolto ed ero pagato un milione al minuto, quindi ogni giorno avevo 13 milioni di lire”, rivela.

Vittorio Sgarbi ammette poi di essere stato cacciato tutte le volte che ha avuto la possibilità di svolgere un ruolo attivo per la cosa pubblica. “Evidentemente io, e questo me lo disse Berlusconi, non sono governabile. Io voglio governare, non essere governato. In questa logica ti cacciano perché tu sei fuori dalla loro richiesta di poterti controllare”.

Il padrone di casa Gomez, dice, lei ha tante opere d’arte nella sua fondazione e molti dicono che le tenga nella fondazione anche per evitare i sequestri per le querele, “sono quasi finite” – aggiunge e prosegue “la cosa più bella di possedere opere d’arte non è averle per te, è che un giorno siano di tutti. Quindi se anche non dovessero rimanere i miei libri, i miei scritti, le scoperte che ho fatto, queste opere resteranno a testimoniare un’impresa di una vita”. Io voglio pensare anche che sia anche una forma di risarcimento, conclude Gomez.

In tutte le polemiche si ricorda anche che lei è un pregiudicato per truffa ai danni dello Stato – in questo senso mi riferivo al risarcimento – per l’epoca in cui aveva svolto, anzi svolto molto poco secondo i magistrati, il suo servizio alla Sovrintendenza di Venezia. “È una condanna incomprensibile perché quello che tutti hanno detto prescinde dal fatto che ero in aspettativa senza stipendio. Cioè la truffa non si capisce di cosa sia. In sostanza vengo chiamato da un socialista a fare il catalogo delle opere di Rovigo e chiedo l’aspettativa. Siccome la pubblicazione richiedeva più tempo, io ho continuato a chiedere aspettative che sono state esondanti rispetto al tempo reale. Però in quella aspettativa io avevo la sospensione degli assegni richiesta da me. Quindi sono stato condannato non si capisce per truffa di che cosa perché l’unica truffa era che io continuavo a svolgere la mia funzione senza stipendio”.

Prosegue Gomez, lei si è difeso per motivare le sue assenze dicendo “avevo il cimurro” – malattia tipica dei cani – e poi “io la mattina starnutisco sempre perché sono allergico al matrimonio”.  Sgarbi aggiunge “È un paradosso dadaista (ride, ndr). Però resta un dato, una condanna per truffa per uno in aspettativa senza assegni”.

E sul tema dell’evasione fiscale, che lui inneggia, dice infine: “Perché con i soldi delle mie tasse devo dare lo stipendio a Verdini, Alfano, alle pale eoliche, alle rotatorie, a chiunque non fa quello che deve fare o lo fa male”.

Classe 1984, nata a Lecce. Dopo la mia formazione in Media e Giornalismo all'Università di Firenze, ho acquisito esperienze tra Milano e Palermo per poi fare ritorno in Salento. Nasco sul web come blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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