“Vittorio racconta Gassman. Una vita da mattatore”: intervista al regista e amico Giancarlo Scarchilli

26/09/2010 di Simona Cocola

Giancarlo Scarchilli

Stretto collaboratore del regista Sergio Citti, lo sceneggiatore e regista Giancarlo Scarchilli è stato più di un assistente per Vittorio Gassman, perché parla dell’attore italiano, scomparso da dieci anni, come ne parlerebbe un caro amico. Scrittore di poesie e racconti, Scarchilli conosce Gassman proprio attraverso Citti, che lo coinvolge in qualità di collaboratore alla regia e alla sceneggiatura, in alcuni film degli Anni Settanta, tra cui Due pezzi di pane, dove recita Vittorio, ed altri successivi. In seguito, affianca Gassman, sempre nella regia e nella sceneggiatura, nel film “Di padre in figlio”, e negli Anni Novanta esordisce alla regia cinematografica con Mi fai un favore e “I fobici”, fino ad arrivare al 2007 con Scrivilo sui muri.

“Questo film è una sorta di racconto in ottanta minuti, realizzato grazie alla quantità di materiale, cinquant’anni di storia, su Vittorio Gassman” spiega Giancarlo Scarchilli (presente al Prix Italia a Torino), che ha anche lavorato, tra gli altri, con attori come Alessandro Gassman, Ornella Muti, Anna Galiena e Gianmarco Tognazzi.


Ci parli del film.

Ho deciso l’anno scorso che, in vista del decennale della morte di Vittorio Gassman, avrei girato il film, per l’esigenza di raccontare la vita artistica e umana di questo attore, e l’autoironia che lo contraddistingueva. Al mio progetto si è unito anche Alessandro, uno dei figli di Gassman, che racconta il padre. All’inizio doveva intitolarsi “Viva Gassman” e doveva essere un ricordo con un contributo dei colleghi di Vittorio, ma in seguito ho deciso di raccontarlo in presa diretta. È in film documentario, che al Festival del Cinema di Venezia di quest’anno ha ricevuto molti consensi.

Chi era il Vittorio Gassman?

Vittorio Gassman è stato e rimane uno dei più grandi attori del secolo scorso, il primo fenomeno vero di divismo teatrale. Ricordo che una volta, dopo che l’attore Jack Lemmon lo vide recitare, in camerino in ginocchio esclamò di aver visto il più grande attore del mondo… e pensare che alla fine del mio film Gassman dice che forse non avrebbe mai voluto fare l’attore.

E Gassman amico che persona era?

Era divertente, ma anche una persona timida e introversa. Di lui apprezzavo la generosità e la correttezza professionale.

Perché era soprannominato il “mattatore”?

Era conosciuto come il mattatore perché nel 1959 fece un programma televisivo a puntate, in onda sulla Rai, in cui alternava poesia alta con numeri da circo. Una volta portò gli abitanti del suo condominio in trasmissione.

Lei ha detto di conoscere molto bene i Gassman, di essere un amico di famiglia. Ritrova delle caratteristiche del padre Vittorio nei figli?

Alessandro ha un grande talento come regista teatrale; in Paola sono presenti il rigore e l’etica, ed è una persona leale e corretta. Il mattatore, però, era unico: non può essere paragonato nessuno a Vittorio Gassman.

Prima e durante la proiezione del film, Paola Gassman, Alessandro Gassman ed alcuni amici di Vittorio Gassman, tra cui gli attori Giancarlo Giannini e Carlo Verdone, hanno voluto dire qualcosa.

Paola Gassman: “La presenza di Vittorio Gassman è molto viva oggi, e questo avrebbe desiderato mio padre. Lui riesce a farsi ricordare da solo, senza bisogno di troppi tributi. Questo film, divertente e ricco di battute sue tipiche, è stato un modo di dialogare con lui e per lui di dialogare con noi”.

Alessandro Gassman: “Papà una volta dichiarò che voleva diventare un mendicante. La verità è che voleva scrivere”.

Carlo Verdone: “Mi manca quello stile, lo stile di Vittorio Gassman”.

Giancarlo Giannini lo ricorda e saluta con un amichevole e malinconico “Mannaggia Vittorio”.

L’ultima parola nel film, però, spetta a lui, all’indimenticabile Vittorio Gassman, un’esplosione di energia, sotto una maschera teatrale che lo proteggeva, come più volte ammise. Ecco una sua dichiarazione:“Si recita per essere diversi da quelli che si è. [..] Si recita per essere dei bugiardi”.

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