Vieni via con me, Marco Travaglio: “Saviano è mio amico, ma lo posso criticare”

16/11/2010 di Laura Errico

Qualche giorno fa Marco Travaglio, il giornalista de Il Fatto Quotidiano e di Annozero, aveva criticato Roberto Saviano, dicendo, in sintesi, che lo scrittore di Gomorra, nel programma Vieni via con me, aveva parlato solo del passato, tralasciando l’attualità. Aveva anche affermato che da uno come lui ci si aspetta molto di più (per approfondimenti su ciò che ha detto Marco Travaglio rimandiamo a quest’articolo).

Il giornalista, in un articolo pubblicato recentemente su Il Fatto Quotidiano, ha avuto modo di chiarire la sua posizione e quanto da lui precedentemente scritto e ha risposto alle critiche che gli sono arrivate da molti lettori del giornale.

Mi concentro su quanti mi domandano perché criticare un grande e coraggioso scrittore come Roberto Saviano. Io non ho criticato Saviano in quanto grande e coraggioso scrittore. Ho semplicemente detto che, rispetto alle attese che aveva suscitato con un programma tutto suo, mi aspettavo qualcosa di più. Se ho citato Dell’Utri, Berlusconi, Cuffaro, i rapporti mafia (o camorra) e politica, le trattative Stato-mafia ai tempi delle stragi, non è certo perché pretendessi, come mi scrive qualcuno, che “Saviano facesse il Travaglio”. Ma perché erano stati proprio Saviano e Fazio a preannunciare che quelli sarebbero stati alcuni dei temi trattati nel loro programma. E credo che sia stato proprio per questo che i vertici Rai hanno provato a bloccare il programma col pretesto dei costi troppo alti,

ha esordito Marco Travaglio, che poi ha precisato che essere amico di Saviano non significa non poter criticare il suo programma:

Sono amico di Roberto Saviano… Criticare il suo programma non è la stessa cosa. Tra persone che si apprezzano e si stimano, la lesa maestà non ha cittadinanza: le critiche, anzi, sono un gesto di amicizia che può arricchire e aiutare a crescere. In questo spirito ho criticato Roberto, confidando che nelle altre tre puntate di Vieni via con me ritrovi quella magnifica “spettinatura” che ne fa un intellettuale atipico, disorganico, disomogeneo, sorprendente, estraneo a ogni etichetta e a ogni “presepe”. Un intellettuale che ama l’Italia e dunque, necessariamente, “anti-italiano”. Chi vuole trasformarlo in un santino infallibile e incriticabile non sa quanto gli vuole male. Gli elogi agli infallibili e agli incriticabili non valgono nulla. Anzi, non sono neppure elogi: sono servi encomi.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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