Stasera parla Natasha Kampusch in esclusiva per Studio Aperto Live: ecco alcune, agghiaccianti, anticipazioni

25/01/2010 di Valeria Panzeri

Gabriella Simoni, giornalista spesso inviata di guerra, stasera si addenterà nei torbidi abissi della vicenda che ha reso, tristemente, noto al mondo intero il nome di Natascha Kampusch.

Sicuramente quasi tutti ricorderanno questa storia, decisamente agghiacciante, che ha sconvolto il mondo intero. Natascha a dieci anni, il 2 marzo 1998, stava andando tranquillamente a scuola quando venne rapita da un uomo che, per otto anni, la segregò presso la propria dimora.
La bambina, nel tempo, non venne più cercata divenendo così uno dei tantissimi casi etichettati come “gli scomparsi”.
Gli scomparsi, soprattutto per i loro famigliari, rappresentano quel limbo inaccettabile scisso tra speranza e rassegnazione. Non c’è mai pace e, ovviamente, non può essere che così. Si attende una vita, spesso si muore senza sapere dove sia finito lo “scomparso”.

Natasha Kampusch è una delle poche persone, apparentemente dissolte, che un giorno, dopo otto anni, è tornata indietro. Tornata dall’inferno più assurdo che la mente umana possa concepire. Tornata indietro, a quella vita alla luce del sole dalla quale era stata strappata da bambina un giorno qualsiasi mentre andava a scuola.

Guadagnandosi lentamente la fiducia del proprio aguzzino, Wolfgang Priklopil, il quale si è suicidato gettandosi sotto un treno non appena appresa la fuga del suo “giocattolo”, il 23 agosto 1996, sfruttando un suo momento di disattenzione la giovane è riuscita a fuggire. Ha corso a perdifiato e ha suonato a una porta a caso dove, una signora, trovandosi spiazzata dalla storia non voleva nemmeno aprirle.
Stanotte alle ore 00.10 circa presso uno speciale di Studio Aperto Live verrà trasmessa, in esclusiva, un’intervista in cui Natascha ripercorre il suo incubo durato per otto, inimmaginabili, anni. Ecco un’anticipazione delle parole che potrete ascoltare:

Quando si è chiusi in una stanza al buio senza elettricità in preda ai morsi della fame, è normale chiedersi che senso ha, per quale motivo non dovrei porre fine a tutto questo? Ma poi arrivi alla conclusione che non puoi arrenderti perché ti trovi in una situazione così ingiusta che non puoi assolutamente darti per vinta. E’ stata questa sorta di spirito combattivo a tenermi in vita. A lui piaceva avere qualcuno da soggiogare, e più io facevo resistenza più lui provava soddisfazione a tormentarmi e dominarmi. In questo modo cresceva la propria autostima.

Studio Aperto Live ha, inoltre raccolto le testimonianze delle persone che, involontariamente sono state anch’esse vittime di questa storia: a partire dalla mamma di Natascha fino al suo avvocato e all’amico del mostro con il quale Natasha si è interfacciata più volte. L’uomo, che avrebbe potuto lanciare l’allarme, ha invece asserito di non aver notato nulla di strano in quella ragazza che viveva con il suo collega e che gli era stata presentata come una semplice, normalissima, conoscente. Dal canto suo, la vittima di questo orrore ha evitato di chiedergli aiuto sapendo che, se lo avesse fatto, il folle che l’ha imprigionata per otto anni, non avrebbe esitato ad uccidere entrambi.

Speriamo, di cuore, di trovare una Natasha che piano piano, con le dovute cure ed attenzioni del caso, stia riuscendo ad affacciarsi alla vita.

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