Ospiti di Che tempo che fa: Carlo Freccero, Giuseppe Pignatone, Gabriele Salvatores

17/10/2010 di Simona Cocola

Presenza fissa come il conduttore Fabio Fazio, il meteorologo Luca Mercalli apre la puntata del sabato, ricordando il pensiero di un professore matematico ed economista tedesco – sui limiti demografici e di risorse che esistono sulla Terra e sul divario tra chi mangia e chi non ha da mangiare -, il quale appoggia l’idea di far convergere le risorse tutti insieme e prendere coscienza dei limiti in modo appassionato, guardando questi vincoli come qualcosa da non respingere sempre. La riflessione sembra potersi paragonare con le previsioni della prossima settimana in Italia: un accenno d’inverno, con aria di matrice nordica, e piogge, ma anche un po’ di sole su qualche regione.

Dopo il meteo, a Che tempo che fa si parla di televisione con Carlo Freccero, autore televisivo, esperto di comunicazione e direttore di Rai 4. “La realtà del Paese, che mostra un degrado intellettuale e morale incredibile, la mancanza del lavoro e la differenza tra le classi sociali in continuo aumento, ha fatto irruzione improvvisamente in televisione. Oggi i programmi che hanno dettato l’agenda a tutti i giornali sono Annozero di Michele Santoro e Chi l’ha visto di Federica Sciarelli. Questa che cita Freccero è la tv verità degli Anni ’80, la tv che aveva come fine quello di puntare i riflettori sui problemi della società: “Dopo dieci anni di reality torna al centro del sistema la televisione generalista, perché c’è bisogno di informazione” dice. E, discutendo sul significato della sfida Santoro-Masi, ricorda: “La Rai fà attività editoriale con la missione di essere pluralistica, di mostrare tanti punti di vista, mentre la tv commerciale vende la pubblicità, ha come principale scopo il mercato. La Rai è un’azienda pubblica che non può chiudere i programmi a chi fà televisione come Santoro”.

In trasmissione si prosegue a chiacchierare di televisione anche con Gabriele Salvatores, il regista Premio Oscar, che presenta 1960, il film-documentario fuori concorso all’ultimo Festival del Cinema di Venezia, trasmesso in prima televisiva su Rai Tre, che continua il ciclo sul cinema italiano. Rai Cinema ha chiesto al regista di fare un documentario sugli Anni ‘60 e Salvatores si è inventato la storia di una famiglia emigrante dal Sud al Nord, la storia di due fratelli che si cercano. Si tratta di documenti commoventi e preziosi di chi eravamo, come eravamo, da dove arriviamo, grazie ai quali è stato realizzato un montaggio di immagini d’archivio recuperate dalle teche Rai: “A metà tra documentario e fiction. Le teche Rai sono il nostro magazzino della memoria” spiega il regista. Quindici anni dopo la fine della guerra si vedeva “la dignità delle persone nella povertà, avevamo ancora radici salde, ci riconoscevamo. [..] Allora c’era speranza, perché si poteva vedere un futuro. Oggi i ragazzi non lo vedono. La speranza nasce dagli spazi che ti lasciano per far crescere una piantina nuova. Se si riempiono tutti gli spazi non ne hai più uno da riempire” sostiene Salvatores.

È accolto da un applauso di gratitudine da parte del pubblico della trasmissione Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Occupatosi di inchieste contro la ‘ndrangheta, nel luglio scorso il suo lavoro ha portato a una maxi-inchiesta, condotta in collaborazione con il Pm Ilda Boccassini, i magistrati, la Polizia e i Carabinieri, sulla rete delle cosche calabresi in Lombardia, arrestando trecento persone e sequestrando beni per decine di milioni. Le minacce, come risposta, non sono tardate ad arrivare: il 5 ottobre scorso la ‘ndrangheta ha piazzato un bazuka sulla strada che Pignatone percorre ogni giorno per recarsi in ufficio. “È un’affermazione di forza e un segno di nervosismo da parte delle cosche, perché se tutto fosse fermo non ci sarebbe motivo di ricorrere a queste cose”. Proseguendo il discorso, aggiunge: “La notizia di chi decide di collaborare, come Antonino Lo Giudice, capo di una delle famiglie mafiose più importanti di Reggio Calabria, determina preoccupazioni nella ‘ndrangheta”. Ma, per combattere la criminalità, ciò di cui la Calabria ha bisogno, a parere del Procuratore, è il risveglio della società civile: “A Reggio Calabria non c’è una sede dell’Ansa o della Rai. La Calabria soffre di un isolamento simboleggiato dalla mitica autostrada Salerno- Reggio Calabria, che non si riesce mai a finire di costruire. Dalla Calabria non si riesce a far uscire una notizia al di fuori, e, mentre questa regione è isolata, l’ndragheta è dappertutto in Italia e in Europa”.

Le vicende esposte da Pignatore lasciano infine spazio a un “giro isterico” di alcune notizie della settimana, che hanno coinvolto l’Italia, elencato da Massimo Gramellini, vicedirettore de La Stampa. A Milano un tassista è stato picchiato per aver investito involontariamente un cane; a Genova si sono verificati violenti scontri durante la partita di calcio Italia-Serbia; a Roma è morta un’infermiera romena, Maricica Hahaianu, a seguito di un pugno ricevuto, e a Pescara un uomo ha preso a testate una ragazza, per avergli chiesto di non urinare in strada.

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