SERIE TV

Cosa hanno in comune la Gen Z e i ragazzi di Dawson’s Creek? La risposta è Off Campus

Eleonora Tricarico 06/07/2026

Per la rubrica: Siamo Serie. La serie tv del mese: Off Campus. Recensione di Eleonora Tricarico.

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Siamo Serie, la rubrica mensile di Eleonora Tricarico

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Ogni generazione ha avuto il suo luogo del cuore. Per chi, come me, è cresciuta negli anni Novanta bastava sentire nominare la California University di Beverly Hills, 90210 per ritrovare Brandon, Brenda, Kelly, Donna, Dylan e gli altri protagonisti. Poco dopo sarebbero arrivati Joey, Pacey, Dawson e Jen: non vivevano in un campus universitario, ma la loro Capeside è diventata ugualmente il simbolo di un’intera generazione. Poi è stata la volta di Marissa, Ryan, Seth e Summer di O.C.

I tempi sono cambiati, oggi la Gen Z parla una lingua diversa, ma continua a cercare le stesse cose di noi millennial: le storie d’amore, le amicizie indissolubili, la crescita personale e i personaggi con cui trascorrere interi pomeriggi in maratone di binge-watching. Ne sono convinta, alcuni sentimenti restano universali, indipendentemente dalle generazioni.

Per questo, per me, la serie tv generazionale del momento è Off Campus. Se fino a qualche mese fa era un fenomeno quasi esclusivamente letterario, oggi la saga di Elle Kennedy è diventata uno dei titoli più discussi sui social grazie all’adattamento televisivo di Prime Video, che ha trasformato una community già enorme in un vero fenomeno pop. La serie ha raccolto milioni di visualizzazioni nei primi giorni di uscita e una seconda stagione è stata confermata ancora prima del debutto.

Dunque, il successo di Off Campus nasce molto prima della serie TV. Pubblicato a partire dal 2015, il ciclo di romanzi ambientato alla Briar University è stato riscoperto da BookTok, la comunità di TikTok dedicata ai libri, che riporta in classifica romanzi usciti anche molti anni prima. Migliaia di creator hanno iniziato a raccontare le proprie letture, condividere citazioni, montaggi video, fancast e reazioni, trasformando The Deal e gli altri volumi in letture imprescindibili per un’intera generazione. Ancora oggi la saga continua a comparire nelle classifiche dedicate ai libri più letti su BookTok.

Off Campus, la serie di genere romantic drama e young adult, parte proprio dal primo romanzo, The Deal, pubblicato nel 2015. Ideata da Louisa Levy, che firma anche lo show insieme a Gina Fattore, la serie è prodotta da Amazon MGM Studios e Temple Hill Entertainment. La storia è ambientata alla fittizia Briar University, campus universitario americano in cui la squadra di hockey rappresenta il punto di riferimento della vita studentesca. The Deal, introduce Hannah Wells e Garrett Graham: lei è una brillante studentessa di musica, lui è il capitano della squadra universitaria di hockey. Attorno a loro ruota un gruppo di amici destinato a diventare il vero cuore della saga: John Logan, Dean Di Laurentis e Tucker, protagonisti dei romanzi successivi insieme alle rispettive storie.

La struttura riprende quella dei romanzi: ogni stagione è dedicata a una coppia diversa, mentre gli stessi personaggi continuano a condividere lo stesso universo narrativo, accompagnando gli spettatori lungo il loro percorso di crescita, amicizia e vita universitaria.

Da buona queen dei teen drama, una parentesi su Garrett Graham è d’obbligo. Se i social sono impazziti per Off Campus, una parte del merito è anche sua. Il personaggio interpretato da Belmont Cameli ha conquistato il pubblico fin dal debutto, trasformandosi rapidamente nella nuova crush seriale della Gen Z e alimentando migliaia di video, montaggi e commenti su TikTok. Lo spocchioso figlio di papà, leader della squadra, il più ambito dalle pack bunny – espressione gergale nata nel mondo dell’hockey per indicare, spesso con ironia, una fan il cui interesse è rivolto soprattutto ai giocatori più che alle partite – si rivela in realtà un bravo ragazzo. E quanto ci piacciono i bravi ragazzi? Rispondo per me: vincono su tutto e tutti.

Come Dawson, come Brandon, come Seth: con Garrett, Off Campus ricorda le grandi serie generazionali del passato. Certo, cambiano il linguaggio, le scene più esplicite e il ritmo della narrazione, ma il meccanismo resta lo stesso: ci si affeziona prima al gruppo e poi alle singole coppie. Esattamente come accadeva con i ragazzi di Dawson’s Creek, il pubblico finisce per sentirsi parte di quella compagnia, discutendo amicizie, relazioni e dinamiche universitarie come se riguardassero persone reali.

Come dite? Non siete appassionati di hockey? Non fa niente, neanche io, ma qui è solo un pretesto. Il vero motore della storia è il senso di appartenenza, quella fase della vita in cui si è abbastanza grandi per prendere decisioni importanti e ancora abbastanza giovani da sbagliare senza sentirsi definitivamente perduti.

Dunque, abbiamo capito giù da un pezzo che TikTok oggi va oltre ai trend musicali o balletti virali, diventando uno dei più potenti motori dell’editoria contemporanea. Può riportare in vetta un romanzo pubblicato dieci anni fa, trasformarlo in una serie televisiva e creare una comunità globale che aspetta ogni nuova stagione con la stessa impazienza con cui, una volta, si aspettava il nuovo episodio di Dawson’s Creek. E quindi: evviva Off Campus. Anche se oscilliamo tra gli enta e gli anta, non fa niente. È sempre bello abbondonarsi al romanticismo.

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