Morgan e X Factor: sono sempre i migliori quelli che se ne vanno

03/12/2009 di Valeria Panzeri

L’aveva già detto, proprio in seguito alla dipartita di Simona Ventura dalla scrivania di X Factor, non è la prima volta che Marco Morgan Castoldi dichiara il proprio intento di lasciare il posto come giurato.

Ieri sera, durante la conferenza stampa che ha preceduto la finalissima, il cantautore si è mostrato poco possibilista circa la sua presenza ad X Factor 4. Morgan si è definito stanco di un ruolo tanto aristocratico, qual è quello del giudice, lui si ritiene piuttosto un artigiano della musica preferendo alla patinata scrivania un ruolo, eventualmente, come quello di Lucio Fabbri: colui che arrangia e prepara le basi. Chissà come andrà. Gori non sembrava turbato dalle parole del Castoldi, voci di corridoio sostengono infatti che Morgan abbia già firmato non per uno, bensì per altri due anni di X Factor.

Staremo a vedere, inutile tentare di cogliere la verità fra le contraddittorie voci che si rincorrono: una cosa è certa, non sappiamo cosa sarà ma sappiamo ciò che è stato.
Ed è stato un vero genio colui che, nella stanza dei bottoni, nel momento in cui si vagliavano le personalità adatte ad incarnare i tre giudici ha tirato fuori dal cilindro il nome di Morgan (per non parlare poi di chi ha pensato alla Maionchi).

E basta con i fan di nicchia che si incazzano perché i loro gruppi o musicisti favoriti, sicuramente ignorati dal grande pubblico o da circuiti più commerciali, tentano di fare un salto per dare maggior eco alla propria voce. Io che ho appeso in camera la locandina dello Zero tour, nella fattispecie del 4 dicembre 1999, e a sedici anni sognavo di imparare quel modo bizzarro che ha Morgan di raccontare gli eventi sono stata raggiante di gioia il giorno in cui l’ho visto su RaiDue. L’arte è di tutti e per tutti, poco importa se l’ho scoperto prima io oppure tu: dunque Morgan è di tutti. Con le sue vette di sublime poesia e i suoi scatti di bieca maleducazione, con la forza di patteggiare ma anche con la debolezza di lasciarsi andare sparando a zero sulle case discografiche interpretando il pensiero dei più che, troppo paraculi, o semplicemente meno folli, tacevano.

Non è importante che risulti simpatico o meno, bello o affascinante: Morgan è geniale, anche nella destrutturazione dei suoi artisti per giungere ad una nuova ed inaspettata ricostruzione. Morgan che lo vedi rompersi fisicamente come un vaso e di colpo gridare e inveire. Con i suoi dischi, i suoi libri, i suoi racconti in mano. Canuto molto prima del tempo, ironico, divertente, prolisso.

Morgan che ha scelto brani belli e coraggiosi, artisti come Sakamoto, Velvet Underground, Bowie, Endrigo e tutte quelle vecchie canzoni italiane che in pochi avrebbero rivalutato se non ci avesse messo la faccia lui. O che forse non avremmo nemmeno mai sentito.

Morgan in prima serata in Rai per tre anni consecutivi: se me l’avessero detto a sedici anni avrei risposto “impossibile, un pubblico come quello che contraddistingue la Rai non potrebbe mai apprezzarlo”, povera stolta che ero, l’hanno capito e stimato quasi tutti.

E se ora te ne andrai, meglio averti avuto un pochino in Rai che non averti avuto mai.

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