Michele Guardì: “Anche io ero come Renzo dei Promessi Sposi”

05/12/2010 di Simone Morano

Michele Guardì

Michele Guardì ieri è stato protagonista di un incontro con gli studenti del Master in Analisi e progettazione del prodotto televisivo dell’Università Cattolica di Milano, tenuto dal professor Giorgio Simonelli.

Per il regista de I fatti vostri, è stata l’occasione per ripercorrere la propria carriera e parlare de I promessi sposi, l’opera moderna (tratta dal romanzo di Alessandro Manzoni) da lui scritta, diretta e prodotta che sarà di scena al Teatro degli Arcimboldi dal 14 al 30 dicembre.

Mio zio Rosolino era un appassionato di teatro, letteratura e pittura. Si faceva cinque ore di viaggio in treno per andare a Palermo a vedere uno spettacolo teatrale. Trovai il libro dei Promessi sposi a casa sua, e lo lessi tutto d’un fiato. Poi ne scrissi anche un riassunto. Quel quaderno, firmato Mike Guardì (già ai tempi adoravo Mike Bongiorno) me lo porto sempre dietro. Era il 1956: io sognavo la televisione, sognavo Milano. Tempo dopo ho capito che I promessi sposi erano proprio quello: era la Milano che Renzo vede per la prima volta, la città dove ogni cosa sembra possibile. Io sono un avvocato pentito, e l’Azzeccagarbugli l’ho trovato in tanti miei colleghi siciliani; i tormenti di Don Abbondio spesso sono stati i miei, e capisco anche gli eccessi di fra Cristoforo, ai tempi in cui era cavaliere, ovviamente.

Guardì ha parlato anche del proprio cursus honorum sul piccolo schermo, dalla Rai degli anni Settanta in cui iniziò a lavorare come autore, passando per Antonello Falqui, Dino Verde e Marcello Marchesi, fino ad arrivare all’attualità, che lo riconosce come uno dei professionisti più seri della tv.

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