Matrix, l’intervista esclusiva a Michele Misseri dopo la scarcerazione

01/06/2011 di Emanuela Longo

Che il caso di Sarah Scazzi sia ormai diventato un vero e proprio caso mediatico, ormai è cosa (e scusate il gioco di parole) più che risaputa. Per molti salotti televisivi così come trasmissioni in prima serata, l’omicidio di Avetrana ha, in modo cinico, rappresentato l’argomento di sicuro successo in relazione agli ascolti, perché la gente continua a voler sapere, a voler indossare i panni di giudice e nella maggior parte dei casi, a voler condannare. Anche lo stesso paesino di Avetrana sembra ormai essersi diviso e aver decretato le responsabilità dei vari personaggi al centro della triste quanto ancora misteriosa vicenda legata al giallo di Avetrana, così da applaudire all’arresto di Cosima Serrano, qualche giorno fa, e parimenti applaudire in seguito al ritorno a casa di zio Michele, in merito a quella scarcerazione prevista sì, ma fin troppo imminente, anche per lo stesso Misseri, che anche fuori dal carcere continua a dichiararsi il solo colpevole dell’omicidio.

E così, appena tornato a casa, in quella stessa casa dove sarebbe avvenuto, per gli inquirenti, l’omicidio della piccola Sarah, Michele non ha fatto in tempo a comprendere ciò che stava accadendo che flash, giornalisti, microfoni e telecamere gli si sono nuovamente piombati addosso, come se fosse la celebrità finora irraggiungibile. Eppure, per qualcuno così irraggiungibile non lo è stato, tanto da strappargli un’intera intervista all’interno della sua stessa abitazione.

E’ la trasmissione in seconda serata Matrix ad accaparrarsi l’esclusiva, per mezzo della giornalista Ilaria Cavo. Nel corso dell’intervista, Misseri ha continuato a definirsi colpevole, il solo colpevole dell’intera vicenda, scagionando di fatto moglie e figlia, rammaricandosi per la sua scarcerazione e continuando a sottolineare l’ingiustizia per il fatto che “gli innocenti siano in carcere”.

Nell’ambito dell’intervista-scoop, Misseri ha quindi raccontato la sua prima versione fuori dal carcere relativa a quanto avvenuto in quel tragico 26 agosto 2010:

Quel maledetto giorno del 26 agosto, non potrò mai dimenticarlo, era la festa di Sant’Oronzo a Lecce il trattore non partiva a causa delle spazzole incollate. Mi ero innervosito così tanto, ho preso un compressore d’aria per spolverarle, ma niente. Mi sono agitato ancora e in quel momento da dietro è arrivata Sarah e mi ha chiesto perché stessi gridando. Io le ho detto vattene e mentre lo dicevo l’ho presa fisicamente e l’ho girata per farla andare via.

Ha poi continuato:

Ho avuto un calore alla testa quando l’ho alzata e quando l’ho appoggiata mi è arrivato un calcio da lei. Sul parafango c’era un pezzo di corda, l’ho preso l’ho buttato al collo e l’ho girato. Non so nemmeno come abbia fatto, l’ho presa di spalle, lei non ha fatto nessun urlo, niente. Tutti i miei nervi li ho scaricati su di lei, ma forse se ci fosse stato un altro avrei fatto lo stesso.

A seguire, i dettagli anche mimati, su quanto avvenne in quel caldo pomeriggio d’estate.

Nel corso dell’intervista anche il rammarico provato nei confronti dell’atteggiamento assunto dagli abitanti di Avetrana in seguito all’arresto della moglie – “Sono rimasto male di come hanno trattato mia moglie vicino alla caserma. Quell’immagine non mi è piaciuta per niente”– e le scuse alla figlia Sabrina – “Mi dispiace di quello che ho fatto, specialmente Sabrina che non so come devo dire perdono, a una figlia, come faccio a chiederle perdono?”.

Difficile dire se ancora una volta zio Michele abbia o meno voluto prendersi colpe che non gli appartengono, motivo per il quale ne è stata decretata a suo favore la scarcerazione.

Classe 1984, nata a Lecce. Blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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