Marco Travaglio critica Vieni via con me: “Ci si aspettava di più da Roberto Saviano”

13/11/2010 di Laura Errico

Vieni via con me, il programma condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano, ha ottenuto un gran successo di pubblico. Lo dimostrano i dati auditel della prima puntata andata in onda lunedì 8 novembre.

La nuova trasmissione di RaiTre non è stata molto gradita da tutti. Infatti  il giornalista Marco Travaglio, che vediamo sempre ad Annozero in qualità di opinionista, non esprime un giudizio positivo su ciò che ha visto. Ecco alcuni passi del suo articolo sulla puntata scritto su Il Fatto Quotidiano:

Roberto (Saviano, ndr) potrebbe convenire con noi che molti, da uno come lui, si aspettavano qualcosa di più… Non c’era bisogno di scomodare lui per dire che Falcone era un uomo giusto e per questo fu vilipeso in vita e beatificato post mortem: tutte cose ampiamente risapute. Da Saviano ci si attende che parli dei vivi, non dei morti già santificati: cioè di quei personaggi (magistrati, ma non solo) che oggi rappresentano una pietra d’inciampo per il regime e proprio per questo, come Falcone, vengono boicottati, screditati e infangati appena osano sfiorare certi santuari… L’impressione è che, nel programma di Fazio e Saviano, si sia deciso di rinviare ad altra data i temi più scottanti (mafia e Stato, trattative sulle stragi, monnezza e politica camorrista, casi Dell’Utri, Cuffaro, Schifani), lasciando al magnifico Benigni il ruolo del rompighiaccio. Speriamo che vengano recuperati nelle prossime puntate. La critica, dunque, investe non tanto Saviano, quanto i suoi autori, che hanno allestito il perfetto presepe della sinistra politicamente corretta, con tutti i santini, gli angioletti, i pastori, le pecorelle e le altre statuine leccate e laccate, pettinate e patinate. La versione televisiva delle figurine Panini veltroniane. Da quel presepe, in cui è appena entrata la statuina di un Vendola sempre più imparruccato, devono sparire le figure controverse, scapigliate, borderline… Non a torto, Aldo Grasso ha definito gli eccessi di retorica di Vieni via con me come un antipasto del governo di unità nazionale. Lunedì sera il conformismo “de sinistra” che pettina tutti allo stesso modo ha sbaragliato il conformismo berlusconiano del Grande Fratello. Ma c’è da dubitare che sia quello l’antidoto al berlusconismo. Questo sarà pure al tramonto, ma almeno è durato trent’anni. Il presepe del perfetto progressista rischia di stufare molto prima.

COMMENTI