Levante a Sanremo 2020 con “Tikibombom”: “Canzone su omofobia e donne”

13/01/2020 di Emanuela Longo

Levante

Levante a Sanremo 2020: c’è anche lei tra i 24 Big che si alterneranno sul palco dell’Ariston tra il 4 e l’8 febbraio prossimi. La canzone con la quale partecipa alla settantesima edizione della kermesse musicale si intitola “Tikibombom”. Dopo averci provato per diverse volte, questa volta l’artista ed ex giudice di X Factor ha convinto Amadeus.

Levante a Sanremo 2020: la sua canzone

La canzone di Levante, al secolo Claudia Lagona, ha un titolo fuorviante, come ha dichiarato la stessa cantante di origini siciliane al quotidiano Corriere della Sera.

Non mi sono data al reggaeton. Quel suono onomatopeico è un riferimento che ho messo nel testo: “non segui il branco/ balli il tango mentre tutto il mondo/ muove il fianco sopra un ritmo che fa/ tikibombom.

Ma di cosa parla il suo brano sanremese con il quale, dove i tanti tentativi, finalmente arriva all’Ariston?

È una lettera a quattro persone che mi piacciono. C’è la mia visione, la descrizione delle loro fragilità, e poi quella che il mondo ha di loro. È una lettera rassicurante per dire che la diversità è ricchezza. Canto di chi resta indietro ma anche di chi vuole rimanerci, gli ultimi con orgoglio, quelli che si sentono poco capiti, messi in disparte ma si sanno fare forza.

Chi sono, esattamente, i suoi quattro interlocutori?

Un animale stanco, un’anima indifesa, il freak della classe preso in giro perché è una femminuccia e un’anima in rivolta rappresentata da una ragazza criticata perché ha la minigonna: gente che va in direzione ostinata e contraria per citare qualcuno (De André ndr).

Sul freak bullizzato precisa:

Critico l’omofobia, la società che vuole il maschio in un certo modo. È una questione di cultura e di educazione a partire dall’infanzia, dall’insegnare che il blu è per i maschi e il rosa per le femmine, che i primi sono forti e noi quelle deboli.

E sulla ragazza in minigonna:

La donna è sempre vista in modo fuorviante: mai abbastanza femmina o troppo. La discriminazione di genere c’è ancora.

Classe 1984, nata a Lecce. Dopo la mia formazione in Media e Giornalismo all'Università di Firenze, ho acquisito esperienze tra Milano e Palermo per poi fare ritorno in Salento. Nasco sul web come blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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