Le Iene, nella puntata di ieri sera ambulanze per i morti e il falso caso di una bambina malata che chiedeva soldi per operarsi

14/10/2010 di Laura Errico

Capita con una certa frequenza di leggere sui giornali che una persona è morta mentre aspettava l’ambulanza. Se vivete a Napoli, il ritardo dei soccorsi potrebbe essere causato dal fatto che non ci sono mezzi liberi, perchè occupati per il trasporto di morti.

Lo ha scoperto Giulio Golia, che ha realizzato un servizio andato in onda nella puntata di ieri sera de Le Iene. Bisogna premettere che quando una persona muore in ospedale, è illegale portare il cadavere del proprio parente a casa. Eppure a Napoli lo si fa. Lo ha rivelato un conducente di ambulanze nel capuluogo della Campania. L’uomo, dapprima, ha detto che molte persone vogliono portare il cadavere del proprio caro a casa in quanto nella città è considerata una vergogna morire in ospedale. Poi ha spiegato come avviene il trasporto: davanti ad ogni ospedale c’è un’ambulanza usata appositamente per trasportare i morti. I medici sono a conoscenza di questa pratica, infatti c’è bisogno della loro firma su un documento per attestare che la persona fatta uscire dall’ospedale è viva. Il tutto, ovviamente, avviene in cambio di una somma di denaro, che si aggira intorno ai 1000-2000 euro. Questa pratica è illegale e, se i medici ricevono una chiamata di soccorso, mentre un’ambulanza è occupara da un cadavere, si commette un altro reato, ossia omissione di soccorso.

Oltre alla testimoninza dell’uomo intervistatato da Giulio Golia, quest’ultimo si è recato davanti a vari ospedali di Napoli, dove ha trovato senza nessun problema persone, che, in cambio di somme di denaro, si occupavano di far uscire il corpo senza vita di persone morte e lo portavano direttamente nell’abitazione di chi faceva la richiesta.

Nella puntata di ieri sera un altro servizio ha portato alla luce il falso caso della malattia di una bambina, che, con la madre, è stata spesso ospite in vari programmi televisivi, in cui diceva di essere affetta di una rara malattia, ossia la Sindrome del lobo medio. Per questo morbo chiedeva ai telespettatori  una donazione per affrontare le costose cure e per sottoporsi ad un intervento di 300 mila euro in America.

La bambina (della quale nel servizio non viene citato il nome, pertanto io farò lo stesso) ha anche scritto due libri, dalle cui vendite la famiglia ha guadagnato denaro, che sarebbe dovuto servire per la malattia. Inoltre è stato creato un sito internet per spronare la gente a donare soldi ai genitori della piccola.

Alla redazione della trasmissione di Italia 1 è arrivata, un po’ di tempo fa, una lettera nella quale si chiedeva agli inviati del programma di indagare sulla vicenda. E così Luigi Pelazza si è recato dalla famiglia della bambina. Ciò che ha detto la madre non concorda per nulla con quello che la bambina ha raccontato nei vari programmi televisivi: i soldi che hanno ricevuto in donazione non servono per le cure, nè per l’intervento chirurigico, che può tranquillamente fare in Italia, senza andare in America. Inoltre appena la iena ha chiesto alla donna quanti soldi hanno guadagnato con la vendita dei due libri, è intervenuto subito il marito, il quale le ha detto di non rispondere.

Luigi Pelazza si è servito anche dell’aiuto del Dr. Cremona del San Raffaele di Milano, il quale ha affermato che quel tipo di malattia si cura quasi sempre con dei farmaci e raramente si ricorre all’operazione, intervento che si può fare in Italia. In ogni caso i costi di tutte le cure e anche dell’operazione sono coperti interamente dal sistema nazionale sanitario.

Dunque è emerso chiaramente che si è trattato solo di una montatura per intascare illegalmente i soldi delle donazioni fatte da gente ignara, la quale voleva aiutare una bambina malata e i suoi genitori. Come  ultima prova inconfutabile c’è stata la testimonianza del Dr. Falla (Procuratore capo della Repubblica di Genova), il quale  ha rivelato che sul caso è stata aperta un’indagine e che è già stato accertato che la bambina in questione non ha la Sindrome del lobo medio.

COMMENTI