L’approfondimento di Presadiretta: il nucleare, tema di grande attualità

20/09/2010 di Simona Cocola

Finlandia, Francia, Germania, Inghilterra. Tutte nazioni che hanno in comune qualcosa: il nucleare.

Queste grandi potenze europee vivono da anni a stretto contatto col nucleare. Il Kikk Studium del 2007, lo studio fatto in Germania sulla correlazione tra il cancro infantile e la distanza dalle centrali nucleari, ha dimostrato che i bambini tra gli 0 e i 5 anni, che vivono vicino alle centrali, hanno un rischio maggiore di quelli che abitano lontano da esse. Questi risultati inaspettati hanno validità scientifica e sono conosciuti in Europa, ma è stato consigliato lo stesso al Governo tedesco di approfondire la ricerca.

In Inghilterra le opinioni degli studiosi sul Kikk Studium sono unanimi: c’è un’estrema sensibilità degli embrioni e dei feti nelle donne gravide alle radiazioni, motivo più che valido per uscire subito dal nucleare.

In Germania esistono diverse centrali nucleari e le radiazioni sono un grave problema. Nei giardini delle abitazioni nei pressi della centrale di Krummel, ad esempio, sono state trovate palline radioattive. La gente comune continua a protestare nello stato tedesco, all’insegna di manifestazioni contro il nucleare in cui catene umane lunghe oltre 100 chilometri e migliaia di persone chiedono la chiusura definitiva delle centrali nel 2025, così come il Governo aveva stabilito, perché sembra che si voglia rimandare la chiusura al 2040.

La miniera salina di Asse (in Germania), custode di scorie, sta per crollare a causa delle infiltrazioni di acqua, ragione per la quale si stanno costruendo depositi in quella di ferro di Konrad, a 1200 metri di profondità, garantendo una sicurezza per 300 mila anni, ma in realtà la Germania non ha ancora trovato una soluzione definitiva per le scorie ad alta radioattività.

Spostandosi in Inghilterra, si trova la centrale di Sellafield, un sito nucleare britannico situato sulla costa del mare d’Irlanda nella contea di Cumbria. Qui arriva materiale radioattivo da tutta l’Europa, compresa l’Italia. Questa centrale, fin dagli Anni Sessanta, ha sempre scaricato i rifiuti nel mare, dove si trovano 200 chili di plutonio, contaminando anche la sabbia delle spiagge frequentate da famiglie con bambini. Il fatto incredibile è che sono stati assegnati vari riconoscimenti come mare pulito, anche se il plutonio va a finire nel pesce, esportato in Europa e in Italia, nelle verdure coltivate e nel latte.

Il paese che produce più nucleare in assoluto è la Francia in cui, pur essendoci molte zone contaminate, a detta del Governo va tutto bene.

Qual è la situazione in Italia? Le scorie italiane girano in treno in tutta Europa. Il nostro Paese paga sia per il riprocessamento (tecnica di trattamento del combustibile irraggiato usato nei reattori nucleari, che consiste nella separazione dei suoi elementi costituenti, cioè i prodotti della fissione dell’ uranio e il plutonio) sia per tenere le scorie a Sellafield. Nel Bel Paese, dove il dibattito sul nucleare è attuale, non esiste nemmeno un’Agenzia per la sicurezza del nucleare, ma l’dea dei politici italiani è quella di costruire nuove centrali, di terza generazione, su modello francese (EPR). Questi reattori, però, sono al momento dei prototipi, degli esperimenti, ed hanno numerosi problemi, secondo quanto affermano i progettisti, gli ingegneri e i lavoratori che li stanno costruendo, tra cui la sicurezza non ancora provata.

Anche la Finlandia sta costruendo un reattore su modello francese a Olkiluoto, ma Greenpeace assicura che il progetto sta avendo risultati negativi.

Si spende una quantità enorme di soldi, in termini di uomini e mezzi, per il nucleare, ma il problema resta ad oggi irrisolto.

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