L’approfondimento di Ballarò: anticamera del Parlamento

30/09/2010 di Davide Longo

Ieri, come era prevedibile, il Governo ha ricevuto la fiducia alla Camera. Il giorno prima, a Ballarò, una serie di ospiti in studio commentava in vari modi la decisione di Silvio Berlusconi di chiedere la fiducia al Parlamento. Ad esempio Italo Bocchino ha affermato che il gruppo di cui fa parte, ossia Futuro e Libertà per l’Italia, avrebbe dato la fiducia al Governo se il Premier avesse fatto un discorso con “toni pacati e contenuti buoni”, ossia riguardante il rispetto del programma elettorale. Il parlamentare dal bizzarro nome ha poi aggiunto, riguardo gli scandali giudiziari del Premier, che “lo abbiamo difeso anche davanti all’evidenza”: l’affermazione è traducibile con un “sapevamo che ha commesso dei reati, ma per conservare la poltrona la fiducia per ora la diamo”.

Mentre Deborah Serracchiani replica che quella dei finiani è una fiducia a parole, Epifani preferisce concentrarsi sui problemi del Paese e dei lavoratori, mentre Aurelio Regina, portavoce degli Industriali Romani, critica i provvedimenti economici del governo dicendo che l’Italia, in dieci anni, ha perso il 12% del PIL, che dunque il nostro Paese non cresce e che l’Italia è al terzo posto nel mondo per quantità di debito pubblico accumulato negli anni.

Secondo Giannini, vicedirettore di Repubblica, Fini e Berlusconi sono troppo diversi, non possono stare nella stessa maggioranza, ed è proprio questa la causa dell’immobilismo del Governo (zero leggi proposte negli ultimi quattro mesi). Bondi poi ripete ancora, con monotonia, la storiella secondo la quale il premier viene processato e infangato da giornalisti di sinistra (chi li ha mai visti) che “lo vorrebbero addirittura colluso con la Mafia”: probabilmente anche le sei archiviazioni per strage a carico del Presidente del Consiglio sono aria fritta, vero Ministro?

Ad ogni modo, al di là del politichese, ieri si è davvero votato la fiducia al premier: come previsto i finiani hanno votato a favore, così come il PDL, la Lega Nord, l’MPA e alcuni fuoriusciti dell’UDC. Tutto come previsto. Tranne un particolare: per poter governare Berlusconi ha bisogno di 316 voti alla Camera. Ha una maggioranza di 342 voti, e i finiani rappresentano 35 voti su 342. Se i finiani negano l’appoggio a questo esecutivo, il Governo scende a 307 voti, perdendo la maggioranza. La conclusione? Berlusconi, insieme alla la Lega, è ostaggio dei deputati di Futuro e Libertà. Questo, forse, nessuno lo aveva previsto.

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