La valigia dei sogni: che bei “viaggi di storia nostra” con Simone Annichiarico

07/12/2009 di Valeria Panzeri

La7 è, indubbiamente, l’emittente televisiva che, negli ultimi anni, è stata in grado di compiere la magia: coniugare consenso di pubblico e prodotti ricercati, spesso di alto valore culturale.

Un plauso particolare non può non essere conferito al programma “La valigia dei sogni”che prende il suo nome di battesimo da un film di Comencini.
Considerando la citazione intrinseca, è ben chiaro l’argomento sul quale verte il domenicale appuntamento ovvero il Cinema. Non è un errore il fatto che sia scritto con la c maiuscola in quanto questo format si occupa di opere di celluloide considerate di rilevante importanza a livello artistico, ma non solo, anche e soprattutto di testimonianze storico/sociali del nostro passato prossimo, di quell’Italia che fu, ma che non è così lontana.

Al luogo fisico viene attribuito particolare interesse, Annichiarico si reca infatti nei siti presso i quali sono state girate alcune scene particolarmente rappresentative delle pellicole prese in questione al fine di mostrarci il prima e il dopo. Luoghi sacri, per chi ama il cinema, posti spesso anonimi e scialbi se non ci si sforza di chiudere gli occhi e ripercorrere, frame dopo frame, l’atmosfera del film in questione.

Non soltanto per cinefili bensì per tutti coloro che riconoscono alla storia il potere di rivelare chi siamo stati e, inevitabilmente, cosa continueremo ad essere.

L’italiano furbetto che ambisce alla “pioggia di soldi facili” che lo sistemi per la vita strappandolo dagli obblighi di un lavoro frustrante e malpagato non è nato e morto con il celebre monicelliano “I soliti ignoti”. Quel profilo medio rivive oggi nella chimera di vincere il Superenalotto o Win for life.
Soldi che permettano di fare il signore in questi tempi di crisi isterica che pare non finire, così per Totò e compagnia bella il furto del secolo era l’espediente per uscire dalla miseria provinciale di un Paese dilaniato dai postumi della guerra.

Così, ieri sera, Annichiarico e il suo staff si sono occupati del regista Pietro Germi, spesso considerato quasi un artigiano al cospetto dell’inviolabile Trinità Neorealista composta da Visconti, De Sica, Rossellini. Ma quanti come lui, fortunatamente per gli affamati di storia, hanno restituito la fotografia di quell’Italia da due soldi immergendosi nella realtà della provincia fatta di villani e borghesucci, di ragionieri con il posto fisso e famigliola a carico che corteggiano bellissime sartine o segretarie in cerca di collocamento sicuro, da leggere come matrimonio.

Non può sfuggire all’occhio dello spettatore l’impietoso confronto che “La valigia dei sogni” propone tra ieri e oggi, in quei luoghi dove Risi, Comencini, Visconti, Rossellini, Rosi e via discorrendo hanno gridato “Ciack” oggi sorgono palazzoni come alveari, autogrill, discount e costruzioni dei figli del secondo boom economico: quello degli anni Ottanta.

La forma muta, inevitabilmente, ma la matrice, il gene, il sangue di quella provincia fatta di “Signore e Signore” germianamente parlando è ancora la medesima. Alla Cinquecento si sostituisce il Suv (ma sempre di compensazione si tratta) il ragioniere di ieri è l’ingegnere di oggi ma in fondo resta sempre quell’odore di provincia misto a pettegolezzo che è tatuato sulla nostra pelle. Scalata sociale, borghesucci di svariata foggia, tutti con i Bot in banca ma, in fondo, tutti così piccini.

E’ lo scorcio del nostro Paese, che il cinema impietosamente ha registrato e continua a registrare. A La7 il merito di continuare a raccontare non soltanto l’arte, parola della quale tutti si riempiono volentieri la bocca, bensì la storia attraverso l’arte del cinema.

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