Gaia Zorzi si espone sul caso Malika, Tommaso: “persona torbida ma problema è suo”

02/07/2021 di Emanuela Longo

Ormai da giorni non accenna a placarsi il polverone sollevato sul caso della giovane Malika, la 22enne toscana cacciata dai genitori perché lesbica. Tutto è nato dopo le scoperte fatte da Selvaggia Lucarelli e supportate da Gabriele Parpiglia, in merito all’acquisto, attraverso i soldi delle raccolte fondi aperte a suo favore, di una Mercedes e un cane di razza tra i più costosi considerati dalla stessa Malika “beni necessari”.

Gaia e Tommaso Zorzi si espongono sul caso Malika

A far scatenare il “caso”, una foto postata da Gaia Zorzi nelle sue Instagram Stories che immortalava proprio Malika Chalhy nella sua Mercedes nuova di zecca. In tanti media hanno definito Gaia, sorella di Tommaso Zorzi, “amica” di Malika, ma a quanto pare i loro rapporti non sarebbero poi così forti come sono stati fatti passare.

Proprio Gaia in queste ore è intervenuta ed ha rotto il silenzio sulla questione con un messaggio postato su Twitter e nelle sue Instagram Stories e con il quale ha voluto fare chiarezza dopo il tanto chiacchiericcio che l’ha indirettamente coinvolta:

All’inizio non sapevo se dire qualcosa sulla questione di Malika ma capisco, visto il casino, che la gente si chiede quale sia stato il mio ruolo nella vicenda. Letteralmente il mio “ruolo” è stato fare una storia perchè ero felice di averla conosciuta per la prima volta.

Ora è strano leggere sui giornali che siamo grandi amiche quando nessuno mi ha chiesto che tipo di relazione avevamo io e Malika. L’avevo contattata per la prima volta dopo il servizio delle iene scrivendole un messaggio di solidarietà e l’ho incontrata il famoso giorno della story in macchina. per di più pochi giorni prima dell’articolo di Selvaggia ci eravamo già tolte il follow da Instagram per altre incomprensioni, quindi io non sono in contatto con Malika e non posso dare risposte a quello che sta succedendo.

Ad intervenire quasi in contemporanea anche il fratello Tommaso Zorzi, che forse è stato colui che più di tutti ha dato il messaggio più giusto con poche e semplici parole:

L’Italia si è unita in una raccolta fondi per aiutare una ragazza ripudiata dai suoi genitori in quanto omosessuale e di questo dobbiamo esserne fieri. Lei si è poi rivelata una persona torbida ma questo è un problema suo, non della beneficienza. Continuate a perorare le cause benefiche in cui credete.

Proprio così: chi ha donato perché colpito dalla sua storia, ha dimostrato grande generosità, cuore ed empatia. Quanto accaduto però, non può e non deve intaccare la bontà ed i giusti valori di chi ha fatto ciò in cui credeva. Il marcio ci sarà sempre, ma con la beneficienza non dovrebbe avere nulla a che fare.

Classe 1984, nata a Lecce. Blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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