Emanuele Filiberto di Savoia perché sarà a Sanremo? Perché scrive poesie per l’Italia

20/12/2009 di Valeria Panzeri

Oltre che interrogarci, con malcelato timore, su cosa avrà da dire Povia all’Italia in merito all’eutanasia, c’è un altro nodo, anzi un bel groppo, da sciogliere sempre in tema dello sfavillante cast di Sanremo 2010 ovvero: Emanuele Filiberto di Savoia che cosa avrà in serbo per noi?

Ci ha pensato Repubblica ad approfondire la spinosa questione facendo emergere il lato “poetico” del rampollo di casa Savoia incontrandolo al fine di chiedergli da dove sia nata quest’idea “originale”. La risposta è tanto esaustiva quanto spiazzante

Per amicizia. Vede, con Pupo lavoro da un mese e mezzo, stiamo preparando il programma I raccomandati che inizierà a gennaio. A Roma ci sentiamo un po’ estranei, nel senso che non abitiamo qui e allora ci troviamo nei ristoranti a parlare di tutto. Un giorno sono arrivato con una poesia sull’amore che ho per l’Italia, come credo succeda a molti giovani. Mi è venuta una sera che guardavo il telegiornale e pensavo: ma questa gente non ama il suo paese? Pensi, succede a uno come me che è stato fuori per trentadue anni. Insomma l’ho fatta leggere a Pupo e lui aveva quasi le lacrime agli occhi. Dopo una settimana mi ha detto: ti ho fatto una sorpresa, ha preso la chitarra e mi ha fatto sentire la mia poesia, con una magnifica melodia.

Ora la domanda sorge spontanea, perché nessuno mi ha mai messa al corrente del fatto che molti giovani siano avvezzi a comporre poesie patriottiche?
A seguire Emanuele Filiberto si dice entusiasta che il progetto sia stato apprezzato e accettato dalla commissione esaminatrice di Sanremo. Inoltre coglie l’occasione per precisare che la musica è sempre stata una componente molto importante nella sua vita:

Vede, io ho sempre vissuto con la musica. Ho avuto la grande fortuna, vivendo in Svizzera, di avere il festival di Montreux, ho passato settimane intere dietro le quinte, ho conosciuto Van Morrison, Prince, di molti sono diventato amico. Molti anni fa sull’isola di Cavallo venne a trovarmi Marianne Faithfull con una donna bellissima che si chiama Kate Moss, di cui m’innamorai perdutamente. Marianne aveva una bellissima melodia e scrivemmo insieme un testo.

E mentre noi, miseri stolti, perdevamo la testa per l’unico che non aveva l’apparecchio e i brufoli della compagnia lui si ritrovava Kate Moss, in casa, pardon, sull’isola di proprietà.
Chiaramente la perla imperiale l’ho lasciata alla fine, ora, chi come me apprezza spasmodicamente David Bowie non si faccia prendere da un colpo apoplettico: magari era soltanto sotto l’effetto di qualche droga mooolto potente.

Da ragazzo stavo in un gruppo che si chiamava gli Aristorock, e la copertina del disco ce la disegnò David Bowie, ho suonato la batteria, il mio sogno, se avessi avuto il talento necessario, era fare il cantante.

Però Aristorock è geniale!

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