Da domenica su Sky Cinema 1 “The Pacific”: Spielberg e Hanks tornano a raccontare la guerra

08/05/2010 di Caterina Cerretani

Nove anni fa Band of Brothers decretò un successo mondiale: la storia dei soldati americani impegnati in Europa durante la seconda guerra mondiale, tratta dai libri di Stefhen Ambrose, vinse una ventina di premi tra cui il Golden Globe e l’Emmy Award. Oggi il team della produzione Hbo fa il bis con The Pacific.

Se Band of Brothers si focalizzava sul fronte europeo del conflitto, The Pacific si sposta su uno scenario meno raccontato rispetto ad altri, le rovinose battaglie dei marines americani nelle isole dell’Oceano Pacifico, luoghi paradisiaci e mortali, nel tentativo di fermare l’avanzata giapponese dopo l’attacco a Pearl Harbor.

Questa è la più spettacolare e costosa serie tv mai realizzata, con un budget record, dieci mesi di riprese in location selvagge dell’Australia, lavoro di ricerca bibliografica e storica e a coprodurlo e supervisionarlo due tra i più celebri nomi dello star system di Hollywood: Tom Hanks con la sua casa di produzione Playtone, e Steven Spielberg con la Dreamworks.

Una miniserie in 10 puntate che ha debuttato sul network americano della HBO il 14 marzo, guadagnandosi subito le lodi dei critici americani e che vedremo su SkyCinema 1 da domenica 9 maggio tutte le domeniche con un doppio appuntamento alle ore 21.00 e 21.55.

A nove mesi da Pearl Harbour, la prima divisione del corpo dei Marine è inviata nell’isola di Guadalcanal, nel sud del Pacifico, per condurre la prima offensiva militare degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale.
L’obiettivo è distruggere il campo d’aviazione giapponese che impedisce i rifornimenti statunitensi diretti in Australia.

La serie segue principalmente le vicende di tre personaggi e le loro reazioni nelle situazioni difficili al fronte: il sergente di origine italiana John Basilone (Jon Seda, Schegge di paura, l’esercito delle 12 scimmie, il detective Paul Falsone della serie tv Homicide: Life on the street), Eugene Sledge (Joseph Mazzello,a nove anni nel cast di Jurassik Park) e Robert Leckie (James Badge Dale, Chase Edmunds nella terza stagione di 24).

Leckie e Sledge sono personaggi reali e veri eroi di quel fronte di guerra e, per garantire la veridicità dei flussi di coscienza dei Marines e per essere il più fedele possibile agli avvenimenti, senza esagerazioni e soprattutto censure, lo sceneggiatore Bruce McKenna (già coautore di Band of Brothers) attinge propro ai libri di ricordi scritti dai due, rispettivamente “Helmet of my pillow” e “With the Old Breed di Eugene Sledge”. Ai due memoriali si aggiungono stralci di altri due libri “Red blood, Black sand di Chuck Tatum” e “Chine marine” sempre di Sledge.

I tre marines partecipano, insieme ad altri giovanissimi catapultati in prima linea in posti isolati e ostili, alla campagna del Pacifico durante la seconda guerra mondiale, dallo sbarco a Guadalcanal nell’Agosto del ’42, passando per le sanguinose battaglie di Ivo-Jima, Peleliu ed Okinawa, fino alla resa dei giapponesi avvenuta ufficialmente il 2 Settembre del 1945, dopo lo sgancio dell’atomica su Hiroshima e Nagasaki del 6 e del 9 Agosto, e attraverso la loro esperienza si rivivrà una pagina di storia passata per anni sotto silenzio, una sconfitta tanto bruciante da spingere i registi a volerla raccontare proprio attraverso un mezzo popolare come la televisione.

L’idea di realizzare The Pacific è nata quasi sette anni fa, dopo che, a seguito di Band of Brothers e Salvate il soldato Ryan, Hanks e Spielberg sono stati sommersi da lettere di veterani e testimoni civili che chiedevano loro di raccontare al grande pubblico le battaglie di Iwo Jima, Okinawa, Gualdalcanal.
Così i due hanno iniziato un lunghissimo e complesso lavoro di ricerca, raccolta e selezione del materiale.
La storia, quindi, segue le principali battaglie del conflitto e si chiude con il delicato reinserimento dei reduci.

Ma non parla solo di questo. Parla dell’animo umano. Parla della corruzione dello spirito umano e della guerra privata che ognuno di questi soldati ha dovuto combattere per salvare se stesso da ciò in cui si è trovato coinvolto.
Parla del loro sforzo per trovare qualche frammento residuo di umanità, dopo la fine della guerra, e di come siano riusciti a tornare in America e a ricominciare le loro vite.
Nonostante le spettacolari scene di guerra che non risparmiano nulla dell’atroce e dura realtà vissuta dai soldati al fronte, al cuore del progetto c’è la voglia di raccontare il lato più intimo del conflitto mondiale, scavando nell’animo più profondo degli eroi di una guerra che ha cambiato per sempre quei giovani uomini mandati a combattere a migliaia di chilometri di distanza da casa senza sapere a cosa andavano incontro.

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