Chi sono i congiunti del Dpcm Conte? Rebus fidanzati, Cirinnà e Arcigay intervengono

27/04/2020 di Emanuela Longo

Arcigay contro termine congiunti

Chi sono i “congiunti” citati nel Dpcm Conte che entrerà in vigore dal prossimo 4 maggio? E’ questo uno dei tasselli incomprensibili lamentati sin dalla serata di ieri dopo la lunga conferenza stampa del premier sulla fase 2. Si parla di congiunti che si potrà andare a trovare indossando la mascherina e mantenendo la distanza di almeno un metro ma non si comprende con esattezza chi sarebbero e fino a che grado di parentela si può estendere il termine. Certamente tale definizione non è affatto piaciuta alla Cirinnà e all’Arcigay che nella giornata odierna sono intervenuti in modo critico su tale punto.

Chi sono i congiunti del Dpcm Conte

Tra i congiunti che sarà possibile andare a trovare grazie all’allentamento delle misure restrittive a partire dal 4 maggio, chi sono compresi? Certamente i genitori, i figli, le sorelle, i fratelli, quindi i familiari di primo grado, ma poi chi altro? E’ possibile estendere tale definizione anche a nonni, nipoti, zii e cugini?

Secondo l’interpretazione del governo la risposta dovrebbe essere affermativa eppure solo nei prossimi giorni, con una ulteriore circolare, sarà fatta luce totale su questo aspetto. Intanto è già polemica sulla disparità di diritti. I compagni e i conviventi non legati da alcuna unione civile, ad esempio, come dovranno comportarsi? Sicuramente occorre un chiarimento necessario da parte del legislatore.

Update: Arriva nel pomeriggio di oggi la precisazione di Palazzo Chigi: “Per congiunti si intendono “parenti e affini, coniuge, conviventi, fidanzati stabili, affetti stabili””.

Arcigay e Cirinna: le loro critiche

L’Arcigay, nel frattempo, ha concentrato la sua attenzione su una parola usata da Conte, ovvero proprio il termine “congiunto” che escluderebbe una serie di persone dalla possibilità di vedere un loro caro. In merito, come scrive l’Huffingtonpost, Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay ha tuonato:

Il fatto che l’allentamento delle restrizioni sulle relazioni sociali sia circoscritto alla definizione di ‘congiunti’, che nei nostri codici è riferita inequivocabilmente alla dimensione formale della parentela, di sangue o acquisita, rappresenta un inedito e inaccettabile intervento dello Stato nella definizione della gerarchia degli affetti.

E sul tema non è mancato l’intervento della senatrice Monica Cirinnà:

Condivido la prudenza del Governo nella scelta di graduare le aperture. Allo stesso tempo, non condivido la scelta di limitare le visite in sicurezza ai soli congiunti, perché non tiene conto della pluralità delle esperienze e degli affetti.

Esistono relazioni significative che vanno al di là dei legami giuridici e di sangue, e relazioni che attraversano i confini delle Regioni: penso innanzitutto alla situazione di alcune famiglie separate, alla condizione delle coppie non conviventi o delle famiglie arcobaleno non riconosciute, ma anche ai tanti legami di affetto tra persone sole, che vengono ignorati dal decreto.

La senatrice che ha dato il nome alla legge sulle unioni civili ha aggiunto:

Se si decide di venire incontro, seppur limitatamente, a specifiche esigenze affettive, si deve farlo nel rispetto della pari dignità e dell’autodeterminazione delle persone. Le solitudini sono tante e diverse, e non possono essere ignorate.

Mi auguro che si intervenga presto a precisare, anche solo in via interpretativa, la portata del decreto approvato ieri sera, su questo specifico punto e ferme restando tutte le necessarie precauzioni. La ritengo una assoluta priorità e mi batterò per questo.

Classe 1984, nata a Lecce. Blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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