Carlo Verna, segretario Usigrai: “A Vieni via con me pensieri a senso unico e pluralismo ingannevole”

26/11/2010 di Simone Morano

Carlo Verna

Prosegue la battaglia di Avvenire contro Vieni via con me, dopo la puntata del 15 novembre in cui si è parlato di eutanasia. E se ne è parlato in un modo, secondo il quotidiano della Cei, parziale e irrispettoso della sensibilità dei cittadini. Ecco perché ha deciso di sentire, sulla questione, Carlo Verna, segretario dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della tv di Stato.

Spiega Verna:

E’ possibile che uno debba essere membro del governo o minacciare querele per ottenere diritto di replica? Non dovrebbe invece bastare semplicemente dire, in maniera garbata, “ci sono punti di vista diversi sull’eutanasia” per avere diritto a esprimerlo?

E prosegue:

Dopo la storia di Piergiorgio Welby non sarebbe dovuto andare in onda un sacerdote la cui posizione è assolutamente minoritaria rispetto al sentire cattolico. Proprio per questo motivo c’era il dovere di sentire qualcuno che rappresentasse questo sentire cattolico. Chi vive malattie gravi, o sta accanto a malati, e la pensa diversamente sull’eutanasia ha diritto di parola.

Verna conclude:

Quando il ministro Maroni ha fatto notare quello che era successo nella trasmissione di Fazio, ho ritenuto giusto che gli venisse concessa la possibilità di replicare. Ma ammetto che quello che mi aveva fatto sobbalzare sulla sedia dal punto di vista del pluralismo era stato il modo in cui si era affrontata la questione del fine vita: all’insegna di un pluralismo finto, un pluralismo ingannevole. Pensieri a senso unico, sacerdote compreso. Mi auguro che prima chi finisca la trasmissione venga ristabilito il pluralismo, un valore fondante del servizio pubblico.

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