Beppe Bigazzi e la questione “gatto in tavola”. Disquisizioni scompigliate ma lecite: la legge non è uguale per l’orata… e lei che vi ha fatto?

16/02/2010 di Valeria Panzeri

Il noto giornalista Beppe Bigazzi, presenza fissa presso il programma La prova del cuoco pare averla combinata grossa.
Talmente grossa da incorrere in un sospensione per volere della Rai. Il canuto toscano, nell’ambito della trasmissione, ha ricordato quanto fosse prelibata la, parole sue, “carnina bianca di gatto” quando, tempo fa, seguendo una tipica tradizione di Carnevale si sostituiva, in tavola, al classico coniglio il felino.

Immediate le reazioni di sdegno di ambientalisti, Verdi e persone amanti degli animali: gatti, nella fattispecie.

Queste le parole di Bigazzi in seguito al “reato” perpetrato:

Negli anni ’30 e ’40 come tutti gli abitanti della Val d’Arno a febbraio si mangiava il gatto al posto del coniglio, così come c’era chi mangiava il pollo e chi non avendo niente andava a caccia di funghi e tartufi non ancora cibi di lusso. Del resto liguri e vicentini facevano altrettanto e i proverbi ce lo ricordano. Questo non vuol dire mangiare oggi la carne di gatto, ho solo rievocato usanze.
Nella puntata di giovedì grasso ho parlato di un proverbio delle mie parti. A berlingaccio (il carnevale in dialetto) – chi non ha ciccia ammazza il gatto. Evidentemente qualcuno ha voluto capire che ho invitato a mangiare carne di gatto, ma è follia.


Non saprei, precisamente che tipo di posizione prendere. Da una parte mi viene in mente quello che mi racconta mia nonna, la quale spesso e volentieri mi fa l’elenco delle bestiole che finivano in tavola quando viveva in cascina. Io non vorrei urtare la sensibilità di nessuno, e ne approfitto per ricordare che non erano esattamente tempi in cui storcere il naso, ma vi assicuro che si mangiava veramente di tutto… anche i ricci.

Approfondisco il pensiero e, garantisco, se mia nonna mi avesse viziata come aveva preso a viziare un gattino che girava di notte intorno a casa sua tanti anni dopo penso che lo Scià di Persia non avrebbe potuto competere contro i miei benefit. Ma le attenzioni e i vizi erano soltanto per il malconcio felino che, puntualmente, avendo capito l’antifona, intorno alle tre/quattro di notte manifestava la propria presenza nei pressi di casa. A quel punto, vi assicuro, poteva venire anche l’Apocalisse, nemmeno Satana emerso dalla bocca degli inferi avrebbe potuto fermare la mia progenitrice che, puntualmente, si alzava dal letto al fine di nutrire la bestiola che la stava sollecitando con ripetuti miagolii.

Eppure lei se li mangiava i gatti. E me lo racconta.

Difficile stabilire un netto confine tra giusto e sbagliato in questi casi. La mucca qui si, ma in India no. E’ un casino. Secondo quale criterio un’orata ha meno diritto di vivere rispetto ad un gatto? Sinceramente io non saprei dare questa risposta.

E non ritengo nemmeno particolarmente esaustiva la giustificazione mirata ad asserire che il gatto è domestico (e sicuramente più empatico) rispetto all’orata. Che vorrebbe dire? Che hanno diritto di vivere soltanto gli animali che riescono a stabilire dei legami con l’uomo?
Bhà. Mi sembra ingrato nei riguardi dell’orata che si fa gli affari propri e non è certo colpa sua se non è graziosa come un batuffolo di pelo…

Io ho avuto un coniglio per otto anni e vi garantisco che non solo mi riconosceva ma era anche ricettivo e molto docile; l’unica persona che proprio non sopportava era il mio ragazzo che mordeva puntualmente… perché era geloso.

Nonostante ciò il coniglio, in Italia, viene mangiato tranquillamente senza che nessuno inorridisca, io, semplicemente, mi limito a non farlo ma non mi passa nemmeno lontanamente per l’anticamera del cervello di rompere le scatole a chi se lo sta gustando in salmì.

E’ veramente tutto troppo soggettivo e, a mio parere, se davvero si vuole essere coerenti in questi termini o si sceglie di essere vegetariani (scelta che, personalmente, non condivido) oppure, prima di indignarsi, si ragiona, in tutta coscienza, sui criteri secondo i quali il pollo, il coniglio, l’agnello, il maiale (peraltro bestia intelligentissima) ed affini siano commestibili senza rimorsi di coscienza, compresa la povera orata, mentre il gatto no, assolutamente, guai, siete dei mostri… Bhà.

COMMENTI