Ballarò, Fini-Berlusconi-Bossi: la guerra dei rombi

22/04/2010 di Davide Longo

Martedì sera, durante il consueto appuntamento con il programma di Floris si è parlato della possibile scissione del PDL in figiani e berlusconiani: una notizia che non po’ non essere accolta da un po’ di sana satira. Cominciamo con una breve descrizione dei due contendenti:

Silvio Berlusconi: presidente del consiglio, detto anche Re delle due Italie, alcuni processi ancora in corso (certamente orditi da un pugno di toghe rosse pericolosamente armate di mufloni che soffrono di aerofagia), sei archiviazioni per concorso esterno in associazione mafiosa, due per concorso in strage, pare che quando gioca a monopoli al primo giro rischi sempre di finire in prigione. Ma niente paura: un solerte Ghedini è pronto a passare sottobanco al suo compagno (oops) di marachelle una quantità immane di buoni per uscire subito subito dal carcere.

Gianfranco Fini: pare che sua mamma, prima di dargli il nome, abbia consultato una rana che aveva ingoiato una palla di pelo di un gatto eroinomane, e che l’animale abbia risposto una roba del tipo: grianfranciok! Ad ogni modo, costui è lo stesso militante del partito neo-fascista denominato MSI, lo stesso uomo che ha assistito impassibile davanti ai massacri del G8 di Genova, oppure è stato fulminato da San Silvio da Arcore sulla strada per Predappio? Non lo sappiamo, sta di fatto che oggi si atteggia a difensore della costituzione e della democrazia: riconversione o opportunismo?

Naturalmente i due contendenti, pare perché impegnati in un’accanita sessione di pedicure, non si sono fatti nemmeno vedere negli studio di Rai Tre. A difenderli, o attaccarli, ci hanno pensato alcuni altri ospiti in studio: il vicesegretario del PD Enrico Letta, il vicepresidente dei deputati PdL Italo Bocchino, l’imprenditore ed ex-presidente della Regione Sardegna Renato Soru, l’economista Michele Boldrin, l’imprenditrice Bruna Dini, il direttore di “Libero” Maurizio Belpietro, il direttore del “Fatto” Antonio Padellaro, il presidente della Ipsos Nando Pagnoncelli. Analizziamo ad uno a uno questi inquietanti e illustri personaggi:

Enrico Letta: da non confondere con Gianni, lo zio di natura speculare militante tra le fila del centrodestra. Innanzitutto si improvvisa poeta, dicendo “prenderemo lezioni dalle elezioni”: signor vicesegretario, lo sa che lezioni ed elezioni fanno anche rima con deiezioni? A parte questo parla tranquillamente del fatto che in Italia, nel 2013, alla giovine età di 76 anni il Re delle due Italie si ricandiderà alla presidenza del consiglio. Io sarei un poco preoccupato, ma il granitico Letta no, è solido come una roccia. Il caro Letta ha anche ragione: dopotutto in Inghilterra per quanto riguarda le prossime elezioni due candidati su tre hanno già la veneranda età di quarantatre anni. Decisamente troppo vecchi, pardon, anziani.

Renato Soru: ex governatore della Sardegna in quota PD, probabilmente avrebbe potuto dire anche cose interessanti se avesse parlato la nostra lingua. Purtroppo non è stato così, e l’amministratore della Tiscali ha continuato a parlare in un idioma di ceppo ostrogoto sconosciuto ai contemporanei.

Italo Bocchino: un nome, una garanzia. Se la Carfagna rappresenta l’atto, il caro Italo rappresenta il nome del fatto. L’altra sera era in preda ad una tale crisi di identità che a un certo punto ha addirittura rivolto la parola a Padellaro.

Roberto Castelli: Trombato a Lecco. Non credo servano altre parole: in pratica un esperto in fatto di kamasutra.

In conclusione i giornalisti di Ballarò hanno mostrato una realtà sconvolgente presente nelle banche italiane, controllate direttamente o indirettamente dai partiti: la Lega Nord si sta impossessando di gran parte delle banche del Nord. A quando una rottura tra il partito xenofobo di Bossi e il partito personale di Berlusconi? Non lo sappiamo. Sta di fatto che mentre questi tre si contendono l’Italia a colpi di rombi, i cittadini sono sempre più a novanta. Del resto è la geometria, bellezza.

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