Annozero: pressioni di Stato

21/09/2010 di Davide Longo

C’è uno Stato in Europa, nell’Europa sedicente democratica e moderna, che soffoca la libertà d’espressione di alcuni giornalisti. Il Primo Ministro di questo Stato, oltre ad essere amico intimo di Vladimir Putin, che in Russia pare abbia fatto uccidere circa duecento giornalisti, possiede tre reti televisive su sei, e il Parlamento, e dunque la sua maggioranza, controlla le altre tre reti definite pubbliche. In questo Stato il Direttore Generale della televisione pubblica fa pressioni sui soliti programmi sgraditi al governo. Stiamo parlando della Bielorussia? Della Georgia? Della Cecenia? Certo che no: tutto questo avviene nella sedicente libera e democratica Italia. Nel Belpaese infatti il DG della Rai Mauro Masi sta bloccando, proprio in queste ore, i soliti programmi sgraditi al Governo. Dopo aver fermato Carlo Lucarelli a RaiTre, Filippo Rossi a RaiDue e dopo aver fatto ostruzionismo un po’ ovunque, il DG blocca lo spot pubblicitario di Annozero, che salvo Diktat più o meno bulgari dovrebbe ripartire giovedì 23 settembre alle ventuno su RaiDue. Ma Michele Santoro non ci sta a vedere il proprio programma non pubblicizzato, e firma un appello, di cui noi riportiamo il testo integrale.

“Cari amici”, scrive Santoro, “sono di nuovo costretto a chiedere il vostro aiuto. Giovedì 23 settembre alle ore 21.00 è prevista la partenza di Annozero ma la redazione è tornata al lavoro da poche ore e con grande ritardo, i contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot che abbiamo preparato è fermo sul tavolo del direttore generale”. “Tuttavia, se non ci sarà impedito di farlo, noi saremo comunque in onda giovedì prossimo – sottolinea il conduttore di Annozero – e con me ci saranno come sempre Marco e Vauro. Vi prego, come avete fatto con Rai per una Notte, di far circolare tra i vostri amici e tra le persone con cui siete in contatto questo mio messaggio avvertendoli della data d’inizio del programma. Nelle prossime ore vi terrò puntualmente informati di quanto avviene”.

Marco Travaglio, con il consueto tono pacato, aspetta invece incuriosito l’evolversi della vicenda.

Sono fortemente in imbarazzo,

spiega il giornalista,

tutti i giorni qualcuno mi chiama per avere notizie, ma io non so ancora nulla. Non sono preoccupato ma incuriosito, anche perché domani volerò a New York per alcune conferenze e tornerò solo mercoledì.

Non credo ci sia altro da aggiungere: è normale, è consueto, ma soprattutto è legale che in un paese democratico il direttore della Rete Pubblica, probabilmente per ordine del Governo, cerchi di bloccare in tutti i modi i programmi d’informazione e approfondimento giornalistico? Ed è normale che io debba aggiungere in modo forzato il “probabilmente” nella frase precedente, quando dovrebbe essere tutelata la libertà di espressione dei cittadini? Peppino Impastato, a questo punto, direbbe che alla Rai non si muove foglia che Don Silvio non voglia.

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