Alberto Angela choc: “Ho rischiato di essere ucciso, sequestrato e picchiato da criminali”

22/04/2020 di Emanuela Longo

Alberto Angela

Alberto Angela, apprezzato divulgatore scientifico e amatissimo volto televisivo, ha rivelato un retroscena della sua vita finora rimasto inedito. In una intervista rilasciata per DiPiù ha infatti svelato un retroscena relativo ad un suo viaggio risalente al 2002, quando si trovava in Africa con il suo entourage, impegnato nella realizzazione di un servizio per il programma Ulisse. All’improvviso il suo gruppo di lavoro si trovò alle prese con una banda criminale.

Alberto Angela e la sua disavventura choc in Africa

Sono crude le parole di Alberto Angela che al settimanale ha raccontato un aspetto inedito nonché molto rischioso del suo lavoro di conduttore e divulgatore scientifico. In merito a quanto accaduto in Africa alcuni anni fa, Angela ha rivelato tra le pagine del settimanale DiPiù:

Nel 2002 ho rischiato di essere ucciso. Sono stato sequestrato e picchiato da criminali nel Niger. Ho temuto davvero di non rivedere più mia moglie. Poi, per fortuna, mi hanno liberato. Oggi sono qui a raccontare quello che mi è successo e, nonostante la grande paura, non ho smesso di svolgere con grande passione il mio lavoro.

Alberto Angela ha poi continuato tra le medesime pagine fornendo ulteriori dettagli della disavventura vissuta in terra africana e che lo ha certamente segnato al punto da volerla ricordare a distanza di diversi anni:

Ero con i sei operatori della mia troupe tra il Niger e l’Algeria, nel deserto, per girare una puntata di Ulisse. Il piacere della scoperta. Dal nulla è uscito un veicolo velocissimo, dal quale sono scesi tre individui con turbante e occhiali da sole. Ma anche kalashnikov e pistole alla mano, intimandoci di fermarci. Ci hanno legato, picchiato per ore, interrogandoci e divertendosi a terrorizzarci.

Nonostante il brutto episodio, non si è spenta la sua voglia di proseguire nel suo lavoro. Angela ha aggiunto ancora:

Prima ci hanno chiesto droga e alcol, poi ci hanno chiesto invece se fossimo delle spie. Abbiamo trascorso delle ore come dei condannati a morte, cercando di farci coraggio a vicenda. Sono state 15 ore terribili. Da condannati a morte. Siamo stati tutti percossi, minacciati e poi derubati di tutto: attrezzature, soldi, fedi nuziali, orologi, cellulari, bagagli. Sempre sul filo di una tortura psicologica.

Classe 1984, nata a Lecce. Blogger televisiva ma i miei interessi e le mie passioni non escludono tutti i colori della cronaca.

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