Fausto Bertinotti a La Confessione di Peter Gomez: le dichiarazioni dell’ex leader di Rifondazione Comunista

Dopo Serena Grandi della passata settimana, questa sera, venerdì 13 aprile sarà l’ex Presidente della Camera Fausto Bertinotti il protagonista de La Confessione, la trasmissione in onda sul Canale Nove a partire dalle ore 23:00. Il padrone di casa Peter Gomez scaverà nel passato dell’ex leader di Rifondazione Comunista, tra sindacato, politica e salotti (radical)-chic. Ecco quali sono state le dichiarazioni rilasciate nel corso della trasmissione durante la quale saranno ripercorse le tappe più importanti della sua vita politica e non solo.

Fausto Bertinotti a La Confessione: puntata del 13 aprile 2018

“Mario D’Urso, uno dei suoi migliori amici e amico personale di Gianni Agnelli, è stato consigliere d’amministrazione della banca d’affari JP Morgan”, afferma il giornalista. “Infatti, non ho frequentato solo compagni, sarebbe stata una cattiva vita quella di una frequentazione settaria”, replica Bertinotti. “Non si è sentito incoerente?”, incalza Gomez. “Assolutamente no”.  “D’Urso le ha lasciato mezzo milione d’euro di eredità – chiede il giornalista – da rintracciare su conti esteri, le è arrivata?”. “Certo che sì – ammette l’ex segretario della Cgil, “D’Urso frequentava la finanza, principesse e contesse”. Gomez insiste: “però il leader della sinistra col golfino in cachemire fa girare le balle”. Bertinotti spiega le sue ragioni: “Pensavo che quella vita così proba mi mettesse al riparo dall’accusa di complicità con un altro mondo, ma avrei dovuto essere più avveduto”.

La “confessione” di Bertinotti a Gomez ripercorre poi le tappe della caduta del governo Prodi nel 1998 e l’ex leader di Rifondazione Comunista non si pente. “Farebbe ancora cadere il governo Prodi?”, chiede il giornalista. “Sì certo, eravamo ad un bivio e il governo Prodi poteva scegliere due strade: quella che è stata imboccata ha portato all’Europa di Maastricht, cioè l’Europa di oggi. D’altra parte – aggiunge – si poteva tentare, in sinergia col governo francese di Jospin, di impedire l’arrivo del Blairismo nel continente e provare a battere un’altra strada. Noi proponemmo la seconda possibilità, Romano Prodi e il suo governo la prima”.

“Certo, voi proponeste il limite delle 35 ore di lavoro a settimana”, afferma Gomez. “Dopo quel governo non venne Berlusconi. E’ una vicenda tutta interna al centrosinistra e al suo fallimento, quella che porta a Berlusconi – dichiara Bertinotti. “Non pensa di averlo resuscitato?”, domanda Gomez. L’ex Presidente della Camera è netto: “No, assolutamente”.

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