Mogol contro i talent show, da Amici a X Factor: “I cantanti hanno più il look giusto che la preparazione adatta”

In un’intervista all’Adnkronos, il maestro della canzone d’autore, Mogol, ha affrontato un’interessante analisi del fenomeno musicale nel nostro Paese, sottolineando quelli che, a sua detta, sono le differenze salienti tra i cantanti di un tempo, come Gianni Morandi, considerati veri fenomeni della sua generazione e le “giovani leve”, nate soprattutto dai talent show quali Amici ed X Factor.

Nel corso della sua analisi, Mogol non può non porsi alcuni interrogativi salienti sul perchè gli artisti del passato erano capaci di lasciare il segno meglio e più di quelli di oggi e sul perchè i cantanti della passata generazione potevano essere considerati artisti a 360 gradi:

Semplice: perché Morandi, come Celentano o come Battisti o Ranieri e, sul fronte opposto, come Mina o Milva o la Vanoni, erano frutto di una fortissima selezione da parte del pubblico e dei critici; quelli di oggi sono frutto solo di una promozione particolare che deriva dagli show tv, da ‘Amici’ a ‘X Factor’ e che li porta direttamente a vincere il Festival di Sanremo alla loro prima apparizione. Hanno più il look giusto che la preparazione adatta.

Secondo Mogol, ciò che conta oggi rispetto al passato, è il profitto che un artista può avere, tralasciando invece alcuni concetti basilari quali quelli della bravura e della completezza artistica:

Non si agisce più sulla qualità, sul concetto della bravura e della completezza d’artista. Oramai il metro è quello del probabile profitto immediato: va avanti chi si pensa possa subito garantire un ritorno in termini di successo finanziario: dov’è la passione, dov’è il rischio professionale e artistico? Non c’è: anche i dj sono impiegati costretti a passare quello che i discografici impongono. E allora si hanno personaggi che reggono sei mesi, un anno o due al massimo e poi magari scompaiono e avanti il prossimo.

Conclude Mogol, nell’ambito dell’intervista all’Adnkronos:

Tutto viene deciso nella cabina di regia di due, tre gruppi di settore, completamente staccato dal pubblico e persino dalla critica, quella oggettiva. E’ una situazione insovvertibile: purtroppo, nessuna autorità politica dà la giusta rilevanza alla cultura popolare di qualità; nessun governo ha capito la sua importanza.

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Amante dello sport, mi piace guardarlo e scriverne. Amo il calcio e la F1.
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