Avvenire su Vieni via con me: Chi fa finta di sentire solo gli applausi non è veramente libero

Avvenire non ha gradito la puntata del 15 novembre di Vieni via con me

Tra le tante querelle che hanno accompagnato la messa in onda di Vieni via con me (ieri sera l’ultima puntata) su questo blog abbiamo affrontato con particolare attenzione quella che ha contrapposto Fabio Fazio e Roberto Saviano al mondo cattolico, dopo la puntata del 15 novembre dedicata, tra l’altro, alle storie di Eluana Englaro e Piergiorgio Welby. L’editoriale di Avvenire di venerdì scorso, firmato dal direttore Marco Tarquinio, è emblematico dello scontro che si è consumato tra le due parti. Eccone alcuni passaggi: i più provocatori e allusivi. A voi ogni giudizio.

Gli uomini davvero liberi sono quelli che quando si rendono conto di aver commesso un errore, lo riconoscono. Quelli che non hanno bisogno di un’intimazione per rimediare a uno sbaglio. Quelli che non fanno finta di sentire solo gli applausi. Quelli che dall’alto di uno straordinario successo – frutto di mestiere e di fortuna, del potente mezzo usato e di un antico inusuale coraggio – sanno chinarsi sulle storie e sulle voci degli impresentabili e dei politicamente scorretti. E le ascoltano. Anche se non sono quelle che a loro piacciono e che hanno deciso di raccontare davanti alla telecamere della Rai, cioè della tv che dovrebbe essere di tutti, che è tenuta a essere e a farsi “servizio pubblico”. Fabio Fazio ne sa qualcosa di “quelli che”.

Fazio e Saviano, insomma,

della vita che si fa malata, ma malata per davvero, duramente malata, fingono di aver saputo solo la disperazione e il rifiuto.

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2 commenti su “Avvenire su Vieni via con me: Chi fa finta di sentire solo gli applausi non è veramente libero

  1. Marco Tarquinio sa di essere in malafede. Fazio e Saviano sono nel giusto. Coloro che li hanno attaccati e hanno cercato di screditarli sono dei miserabili. Quando si tovano delle persone pulite ci sono subito le iene pronte a volerli (ma non ci riescono) divorare. I vari Marco Tarquinio se fossero state persone corrette avrebbero dovuto chiedere agli autori di Vieni via con me, in maniera corretta uno spazio, visto lo straordinario successo della trasmissione, senza fare ottuse ribadisco ottuse accuse, ma semplicemente come integrazione a storie d’amore legate a chi vuole fare scelte diverse rispetto ad una devastante malattia e grandi sofferenze. Sono sicura che ci sarebbe stato un si. Ma la vigliaccata di aver parlato di inno alla morte vi ha condannato da soli e gli italiani hanno ben capito che i vari Casini hanno voluto farsi solo un po’ di propaganda elettore, L’Avanti non avendo più un direttore serio come Boffa si è lasciato andare, non avendo altro da dire, nello sport più gradito, quello di attaccare allineandosi ai vari Libero, Il Giornale, Travaglio, Grillo, Cacciari , Parenzo, Cruciani l’assurdo e paranoico Sgarbi e tanti ma davvero tanti altri.

  2. Sono spiacente ma non posso concordare con quanto è stato detto. “Avvenire” ha reagito alla seconda puntata del programma “Vieni via con me” con una grande campagna di informazione, che mirava e mira a raccontare quelle migliaia di persone che, avendo accanto un malato terminale, scelgono di lottare ogni giorno per la vita, intraprendendo un cammino faticoso e senza certezze. L’unica certezza che li guida è l’amore per i loro cari ammalati; null’altro hanno, null’altro ottengono. L’accusa di aver compiuto una vigliaccata è quindi destinata a cadere miseramente. Di fronte alla presentazione ed all’enfatizzazione di un solo filone di pensiero su un tema delicato come l’eutanasia, l’Italia che soffre e lotta ogni giorno ha reagito e combattuto per poter parlare. Casini è intervenuto sulla questione, è vero, ma all’iniziativa “Fateli parlare” hanno aderito politici provenienti da schieramenti diversi, persone comuni, artisti e giornalisti. Personalmente ho scritto tanto non come cattolico, non come scrittore, non come ragazzo “di destra” o “di sinistra”, ma come giovane desideroso di formarsi un’opinione su basi solide ed oggettive. E sì, anche come giovane profondamente colpito dalle lettere accorate di chi vive questa situazione quotidianamente, scegliendo la vita. Interessante notare poi come Boffo sia ora definito “serio”. Quando fu attaccato da Feltri, queste voci non si sentirono, ed ora hanno il sentore di “oh, ERA così bravo… Ci fosse ancora lui…”

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