“Il Sangue dei Vinti”: la fiction sulla storia “dimenticata”

08/12/2009 di Laura Errico

Dopo essere stata presentata nella sua versione cinematografica al Festival del Cinema di Roma nel 2008, la fiction “Il sangue dei vinti” è stata trasmessa anche in televisione, dove è andata in onda in due puntate nei giorni 6 e 7 dicembre su RaiUno.

E’ il 19 luglio 1943, quando l’Italia viene bombardata. Tra gli edifici che crollano, Francesco Dogliani, un commissario di polizia, scopre il cadavere di una prostituta, Costantina, uccisa con un colpo di pistola al volto. Sul luogo del delitto il poliziotto trova anche Elisa, figlia di Costantina, alla quale promette che scoprirà la persona che ha fatto del male a sua madre. Dogliani si ostina a cercare a tutti i costi il colpevole dell’omicidio, non solo per la promessa fatta alla bambina ma anche perché fiuta che non si tratti di un omicidio qualunque.
I mesi trascorrono e la guerra si fa sempre più efferata, distruggendo anche gli equilibri della famiglia dello stesso Dogliani. Infatti il fratello Ettore decide di diventare un partigiano, mentre la sorella Lucia, alla quale è stato ucciso il marito Riccardo durante i bombardamenti da parte degli Alleati a sole “17 ore e 20 minuti” dal matrimonio, decide di arruolarsi come volontaria al fianco della Repubblica di Salò. Francesco, invece, preferisce non schierarsi da nessuna delle due parti.
Il commissario cerca di salvare la sorella e in un incontro con Lucia si accorge che Anna Spada, sorella di Costantina, ed Elisa sono state catturate dai fascisti. Francesco riesce a salvarle ma non riesce a riportare a casa la sorella.
Si arriva al 25 aprile 1945, giorno della liberazione dell’Italia, quando vi sono gli ultimi scontri tra nazi-fascisti e partigiani, i quali vincono. Negli scontri Ettore viene sparato mortalmente mentre Lucia viene catturata dai partigiani, che la umiliano tagliandole i capelli e portandola a spasso per la città mentre tiene un cappio al collo, per poi essere uccisa anche lei.
Trenta anni dopo Francesco Dogliani si reca da Elisa, ormai diventata adulta, alla quale racconta tutte queste vicende.
La regia è di Michele Soavi (tra le fiction da lui dirette ricordiamo “Uno bianca” e “Nassiriya- per non dimenticare”) mentre nel cast compaiono Michele Placido ( Francesco Dogliani), Alessandro Preziosi ( Ettore) e Barbora Bobulova (Costantina e Anna Spada).

Il soggetto è tratto dall’omonimo libro di Giampaolo Pansa, il quale racconta i crimini commessi dai partigiani contro gli ex-fascisti dopo il 25 aprile 1945. Nel libro si parla di omicidi ma anche di stupri ed umiliazioni fatte verso tutti gli ex-fascisti anche contro coloro che erano solo sospettati o che erano imparentati con persone fasciste.
Rispetto al libro, la miniserie si arricchisce di due nuovi elementi: la presenza del commissario di polizia e l’omicidio della prostituta con tutte le indagini che ne derivano. Ciò rende la miniserie un ibrido tra il genere storico e il genere giallo.

Tuttavia la fiction presenta molti difetti. La sceneggiatura presenta troppi buchi nella narrazione: i vari eventi sono dei segmenti spezzati gli uni dagli altri. La storia viene troppo romanzata e in alcuni momenti manca totalmente di realismo, componente importante in un genere storico. Troppo stereotipa è la scena in cui Elisa e Francesco Dogliani si ritrovano sulla spiaggia. Troppo volte viene inserita all’interno di fiction e di film!

Un merito della miniserie è quello di aver voluto affrontare una parte della storia, che troppo spesso gli storici “hanno dimenticato”. Infatti tutti conoscono i crimini e i misfatti compiuti dai nazi-fascisti, ma pochi sanno cosa hanno fatto i partigiani dopo il 25 aprile 1945. Dunque la miniserie ha raccontato la seconda guerra mondiale da un altro punto di vista, portando sullo schermo i crimini commessi dai partigiani, sebbene il sangue dei “vinti”, cioè dei fascisti, ne scorre molto poco, troppo poco. Infatti c’è scarsissima attenzione alle esecuzioni sommarie fatte dai partigiani e ciò avviene solo nella parte finale della seconda puntata.

Nonostante i difetti della fiction apprezziamo il tentativo di aver voluto narrare una parte della storia del nostro paese, quasi mai scritta nei libri di storia.
La storia si deve conoscere tutta. Non devono esserci “buchi”. Non si devono “dimenticare” alcuni fatti e ricordarne solo altri. Poi il giudizio lo lasciamo alle singole persone: se si sia trattata di giustizia o vendetta lo stabilisce ognuno di noi.

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