“Il reportage in Italia con gli occhi di Riccardo Iacona”. Intervista per Blog Tivvù

12/09/2010 di Simona Cocola

Riccardo Iacona

Scottante quanto le sue inchieste, il sole a Torino era quasi insopportabile sabato 11 settembre in piazza Carignano, ma ha permesso lo stesso al giornalista Riccardo Iacona, volto noto di Rai Tre attualmente impegnato col programma Presa Diretta, in onda la domenica in prima serata, di presentare il suo primo libro L’Italia in presa diretta, edito da Chiarelettere. “Adesso ho le prove. Le prove che l’Italia di Berlusconi è già un paese meno libero. L’ho visto con i miei occhi. Ho deciso di scrivere questo libro perché possiate vederlo anche voi” si legge in quarta di copertina.

Ospite di Thinking pot(il meeting europeo per i giovani under 35), l’autore romano, che ha lavorato in parecchie trasmissioni televisive, e anche con Michele Santoro, è salito sul palco allestito nella storica piazza torinese e ha testimoniato per quasi due ore di un viaggio lungo lo Stivale, nel quale ha approfondito i temi di alcune sue importanti inchieste giornalistiche. “L’unico problema che non esiste in Italia è trovare qualcosa di cui parlare – ha affermato Iacona – ma, lo spazio dedicato all’informazione qui è ristrettissimo rispetto ad altri stati europei, come ad esempio la Francia. Inoltre, le telecamere nel nostro Paese sono conformiste, e l’informazione è troppo legata all’agenda dei partiti”. Spostando poi il discorso anche sull’azienda in cui lavora, ha sottolineato che “La Rai deve riprendersi il terreno perso nell’ambito della qualità del marchio. La sua battaglia è la battaglia del Paese, perché deve recuperare autonomia, indipendenza e libertà, anche distanziando i partiti dalla nomina dei propri dirigenti”.

Ma prima di presentare il libro al pubblico in piazza sabato pomeriggio…

Appoggiato ad un angolo esterno di uno dei palazzi storici di Torino, Palazzo Carignano , sede del primo Parlamento subalpino e poi del primo Parlamento italiano (oggi Museo del Risorgimento), vedo Iacona, in anticipo rispetto all’inizio del suo intervento. Mi avvicino, mi presento e inizia l’intervista.

Parliamo del suo libro “L’Italia in presa diretta”, uscito l’8 settembre 2010 nelle librerie.

Nel libro ho raccolto tre anni di reportage in Italia, ventidue prime serate, oltre quaranta ore di fatti di cronaca allargati. Si tratta di storie seguite bene, in cui cerco delle costanti. Ho scelto quelle che hanno a che fare col futuro del Paese: il problema nazionale della criminalità organizzata, lo stato di giustizia, l’uso delle risorse pubbliche come l’acqua, l’immigrazione, la crisi del lavoro.

Cosa pensa della situazione politica italiana? È cambiata e come rispetto ai tempi della sua trasmissione “Pane e politica” o ristagna?

Come cita il sottotitolo del mio libro “Viaggio nel paese abbandonato dalla politica”, la politica è assente. Per quanto riguarda i temi importanti dell’Italia si fa solo propaganda, perché la politica non fa quello che dovrebbe fare. Io penso che proprio da come si affrontano le soluzioni legate a questi temi, dipende il futuro del Paese, ma l’agenda dei partiti non è attaccata alle problematiche dei cittadini. L’agenda di Berlusconi non combacia con i bisogni del Paese. Esiste una situazione di golpe strisciante. Chi ha governato non deve chiedere il voto ai cittadini, e questi non vanno più a votare. Gli italiani subiscono la politica, delegano molto e hanno poche speranze. Il sistema dei partiti si è chiuso in se stesso: c’è sempre meno dibattito, una finta democrazia, e la meritocrazia salta. È evidente uno scollamento tra la politica e il Paese, che non si era mai visto prima in Italia.

Parlando di informazione, crede che continuerà ed esserci posto in Rai per programmi come “Presa Diretta”, alla luce anche delle difficoltà incontrate da Santoro per una nuova stagione di “Annozero”?

Io vado in onda perché faccio cose che non fanno gli altri, e il programma non ha ricevuto nessuna pressione politica ed è stato realizzato in piena autonomia. Penso che un normale stato di conflitto tra l’informazione e la politica vada bene. È il silenzio che è sbagliato, quando non si continua a parlare di un’inchiesta pungente andata in onda, perché significa che, in questo caso, si vuole controllare l’informazione tacendo.

Nel suo libro parla anche di immigrazione. Secondo lei come dovrebbe essere affrontata la questione dei Rom nel nostro Paese?

Sono contrario a ciò che il Governo francese e quello italiano stanno facendo al riguardo. Si spendono troppi soldi per espellere i Rom da queste nazioni, e non per integrarli. La soluzione non è quella di farli sparire. I campi nomadi aperti in Italia sono in condizioni pietose. Bisogna pensare ad un percorso futuro diverso per questa gente.

Tra gli ultimi avvenimenti di cronaca italiana, l’uccisione di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica. Che idea si è fatto a proposito?

Mi spaventa moltissimo, sono preoccupato, e attendo le indagini. L’emergenza criminalità in Italia è concreta e potente, e impedisce di governare.

Ancora una domanda di attualità. Come pensa si sia comportata l’Italia nel caso Sakineh, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio e presunta complicità con l’omicidio del marito?

Penso che il Governo italiano si sia mosso bene. Purtroppo, la situazione con l’Iran è incancrenita, perché le mosse che si fanno a livello politico hanno altri collegamenti, altri interessi.

“- Però Presa diretta è un bel programma.

– Ma che bello e bello! Questi ci rompono il culo”

(dialogo tra un impiegato e un dirigente del Genio civile della Regione Calabria all’annuncio della messa in onda di un servizio di Presadiretta sulla falsificazione dei certificati di stabilità / settembre 2009). Riportato su una delle prime pagine del libro di Riccardo Iacona.

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