“Cult Book”: fiore all’occhiello per gli amanti della lettura

11/03/2010 di Patrizia Sergio

Ci sono programmi che nonostante le “mode televise”, ovvero privilegiare il nulla, costituiscono una garanzia per qualità e contenuti, è il caso di Cult Book. Certo l’orario, le 8.30, non è dei migliori, ma è un appuntamento che ogni buon lettore non può declinare.

I libri scelti di volta in volta spaziano dai classici ai contemporanei europei e non solo. Elegante la commistione tra musica, lettura e immagini.

Un percorso tra le pagine più significative della letteratura, un piacere delicato che incuriosisce lo spettatore e al contempo risveglia l’interesse anche verso i propri amori letterari, quelli che non conoscono il peso del tempo. Non si colgono sbavature, eccessi o stonature. La concinnitas è il marchio inopinabile di questo programma e i libri sono i veri protagonisti.
In questo caso la postmoderna comunicazione tra le arti costituisce un perfetto accordo e valorizza ulteriormente i contenuti. Il conduttore, e non a caso anche critico letterario, estrapola pagine e frasi significative con un intento ben preciso e investe la parola di una magica empatia attraverso la lettura asciutta e modulata.

Se la lettura è il tempio della profondità, Cult Book riesce in questo obiettivo e resta indubbiamente un singolare fiore all’occhiello.

Tuttavia nelle ultime puntate si rintraccia una sorta di monotonia tematica, probabilmente non casuale, per favorire il confronto sul medesimo tema analizzato da prospettive differenti, ma ciò a discapito di uno slancio emotivo e intellettuale che dovrebbe concretizzarsi mediante la lettura e non attraverso un intento didascalico che appesantisce e ripiega il programma su se stesso.

La qualità resta in ogni caso elevata e apprezzabile.

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