E’ in arrivo “L’ultima parola” di Gianluigi Paragone. In un’intervista recentemente rilasciata ci anticipa come sarà il suo nuovo programma
Daria Bignardi e la sua Era sono stati cassati. Decisone… glaciale! Ma questo ormai si sa, non è più notizia. Ora le indiscrezioni si inseguono e susseguono, addetti ai lavori e fan sono in subbuglio: c’è da rispondere ai perché, da spiegare i come e capire se ci sarà ancora futuro per la giornalista nei palinsesti Rai. Per ora, il suo posto sarà preso dal vice direttore di RaiUno, Gianluigi Paragone, con il suo “L’ultima parola”, in onda dal 15 gennaio.
Trentotto anni, promosso all’attuale incarico il 5 agosto 2009, Paragone è già stato direttore del quotidiano La Padania e ha condotto Malpensa Italia, trasmesso da RaiDue lo scorso anno.
In un intervista rilasciata per Tv Sorrisi e Canzoni, il presentatore spiega come sarà il suo programma: si aprirà con un suo lungo editoriale nel quale esporrà la sua tesi, seguito da un dibattito fra i vari ospiti che saranno in studio. In scaletta c’è anche un’inchiesta preparata da una persona estranea ai lavori, Tommy Calabrese, un vecchio amico che oggi lavora alle poste, il quale racconterà le storie più nascoste e difficili del nostro paese.
Tommy Calabrese starà a me come Marco Travaglio sta a Santoto, a mio rischio e pericolo.
Gli argomenti trattati riguarderanno l’attualità, in particolar modo, ovviamente, la politica, visto e considerato che il 2010 dovrebbe essere un anno piuttosto scoppiettante, fra riforme ed elezioni regionali. Anche se la par condicio potrebbe essere un freno, ma le regole, si sa, vanno rispettate.
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L’Antipatico, la strana scelta della Rai
Fa stupore l’ingresso sulla scena televisiva di Maurizio Belpietro, il noto direttore di Libero, con un passato trascorso a Panorama e a Il Giornale. Alcune domande sorgono spontanee, in modo facile e repentino, se si pensa all’ascesa in tv di questo personaggio.
Innanzi tutto, la trasmissione L’Antipatico, già condotta da Belpietro su Canale5 e Rete4, si è rivelata un flop pazzesco, tanto da venire chiusa dopo poco tempo poiché registrava un indice bassissimo di ascolti televisivi.
Qual è dunque per la Rai il vantaggio di assumere questo giornalista per condurre una trasmissione che ha avuto nel 2005 uno degli share più bassi tra i programmi di approfondimento giornalistico? Nessuno. Inoltre, quale vantaggio trarrebbe Belpietro a spostarsi dalla sicura direzione di uno dei giornali più venduti in Italia a un’incerta conduzione di un programma già dimostratosi fallimentare? Nessuno. Che ci sia lo zampino del governo, proprietario delle tre reti della Rai, per ottenere un’informazione che contrasti le voci fuori dal coro di Travaglio e Santoro?
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A Ballarò una puntata frizzante. Temi di discussione: aggressione al Premier e Istruzione
Fuoco e fiamme ieri sera negli studios di Ballarò (sito internet www.ballaro.rai.it). Ospiti in studio, oltre all’ormai onnipresente costituzionalista e giurista Stefano Rodotà, Niki Vendola, leader di Sinistra e Libertà, il direttore di Libero Maurizio Belpietro, il vicesegretario del PD Enrico Letta, Concita De Gregorio de L’Unità, il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e Castelli della Lega Nord.
Si sono discusse due tematiche nella puntata, ossia l’aggressione a Silvio Berlusconi di domenica sera e i temi di Scuola, Università e Ricerca. Per amore e pietà dei nostri lettori andremo con ordine: per quanto riguarda il comportamento dei vari partecipanti alla puntata, potremmo parlare per ore, ma proverò ad essere breve e conciso.
Castelli: si esprime in padano stretto, non risulta comprensibile nei suoi sproloqui, insulta a caso Rodotà e Niki Vendola, insomma sfodera il solito repertorio con l’aggiunta di qualche altra nuova scempiaggine, come ad esempio la frase
Non mettiamo un quadro come la notte di Hegeliana dove tutte le vacche sono nere,
che non vuol dire assolutamente nulla. Inquietante.
Mariastella Gelmini: riguardo l’aggressione a Silvio Berlusconi, gesto naturalmente deprecabile, questa esperta in taglio e cucito dice di abbassare i toni del confronto politico, e mentre lo fa urla dietro a Concita De Gregorio e Stefano Rodotà, salvo poi essere smentita in ogni sua frase da un’attentissima Concita De Gregorio.
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Ballarò: Fini e Bondi si mettono in mostra
Straordinariamente tempestivo il Presidente della Camera è intervenuto, nell’ultima puntata di Ballarò, per frenare Bondi, e meno male, perché come al solito il caro Sandrino ci stava facendo venire le palpebre pesanti e il latte alle ginocchia. In una puntata in cui (strano ma vero) Floris non riesce a tenere le redini del dibattito in pugno, facendo parlare solo Bondi mentre l’uditorio dorme e russa, ci vuole Gianfranco Fini per dare una svegliata a tutti, lui che di risvegli bruschi se ne intende.
La terza carica dello stato è intervenuta perché Sandro Bondi nei suoi sproloqui aveva chiesto a Fini di ritrattare le affermazioni apparse nel famoso fuori onda dello stesso presidente con Trifuoggi, magistrato che oscurò a buon diritto le reti Fininvest negli anni ottanta.
Fini:
No ma lui, l’uomo (Berlusconi, ndr) confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di… qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo… magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento… siccome è eletto dal popolo…” questo il testuale del fuori onda, affermazioni pienamente confermate da Fini, che aggiunge: “Sono convintissimo che Berlusconi non c’entra nulla nella mafia. Ma voglio che si indaghi con attenzione, perché ho fiducia nella magistratura nella lotta alla mafia, che merita l’assoluto e totale rispetto di tutti gli italiani. Ho conosciuto Borsellino, Falcone, Chinnici, e dico che la magistratura, con tutti i limiti e difetti che può avere, ha il diritto di verificare che quello che dicono i pentiti corrisponda a verità.
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