“The player”: meglio grandi effetti digitali che veri contenuti innovativi?
Ancora una volta i giovani sono i protagonisti di un programma in onda su Dj Tv, The player.
Il retorico, noioso e quanto mai inutile tentativo di far riflettere su tematiche abusate è sottilmente evitato. Lo sviluppo è meno prevedibile di quanto si possa temere.
Gli ingredienti sono usuali: i giovani, la musica, i sogni e qualche problema con le proprie famiglie. Inserire il conflitto generazionale, anche se in modo soft, aggiunge sempre un po’ di pepe. Se l’idea che sottende il programma è godibile, tuttavia i cliché abbondano e così ancora una volta il risultato è quello di volere incasellare i giovani in categorie semplicistiche e anacronistiche.
Che si tratti di un artista, di un attore o di uno scrittore, il comune denominatore è la musica e la passione per l’arte. Nonostante il programma si lasci guardare, la voce fuori campo spesso è anche fuori luogo, è quasi un elemento di disturbo che sminuisce ulteriormente il contenuto del programma, ammesso che ce ne sia uno.
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Censura della Rai, notizie false al TG1
Cosa sta succedendo all’informazione italiana? Il Tg1, il tg più importante delle tre reti Rai, quello con la tradizione più antica, è lo specchio perfetto di una situazione che può essere definita per lo meno anormale, se non peggio. Infatti proprio ieri, dando la notizia della prescrizione del reato di corruzione contestato a Mills, l’illustre telegiornale ha parlato di “assoluzione di David Mills”. I
n realtà si è provato che David Mills è stato corrotto da alcuni avvocati, pare proprio per conto di Silvio Berlusconi. Ma a David Mills è stato prescritto il reato, e ciò non vuol dire che questi sia stato assolto. C’è una bella differenza tra i termini assoluzione e prescrizione: se io vengo assolto, significa che non ho commesso il reato; se io vengo corrotto, e il mio reato è prescritto, vuol dire che io vengo riconosciuto colpevole di tale reato, ma non posso più essere condannato perché il reato è stato da me commesso troppo tempo prima della chiusura del processo. Operando questo cambiamento di parole, il telegiornale ha falsificato una notizia garantendo la diffusione della disinformazione.
In questo clima di particolare, come dire, leggerezza nel dare le notizie, si innesta poi l’ultima geniale trovata del Direttore Generale della Rai Mauro Masi.
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Tribuna Elettorale: la nuova imperdibile fiction Rai
Cari lettori, vi prego, non perdete le puntate di questa nuova fiction in onda da fine febbraio a fine marzo sulle tre reti Rai ad orari pressoché imprevedibili. I grandi scienziati che hanno dimora negli oscuri laboratori di Raifiction non sono rimasti di certo con le mani in mano: infatti, essendo tutti in preda ad effetti derivanti da assunzione di Aulin scaduto, hanno partorito un’idea che è singolare, certo, ma sicuramente non plurale, tantomeno pluralista. In cosa consiste questa nuova fiction? Ambientata in un fosco studio televisivo della Rai arredato da alcuni maniaci dell’acciaio coordinati da Pingu, questa serie vede protagonisti un giornalista che cerca di fare alcune domande e alcuni politici che fanno di tutto per eluderle. Questi personaggi iniziano ad affacciarsi nello studio televisivo molto cauti, tranquilli perché naturalmente hanno deciso loro stessi preventivamente gli argomenti che si tratteranno. Sembrano i Visitors. Vi starete certo chiedendo quale sia il nome di questa sensazionale serie, giusto? Ebbene si, in onore ad un programma comico degli anni ottanta che vedeva protagonisti ad esempio Craxi, il sempreverde Andreotti e Ugo la Malfa, si chiamerà Tribuna Elettorale. I politici inizialmente si sono impauriti quando hanno sentito parlare di questa nuova idea perché pensavano che funzionasse come un Tribunale Elettorale. Poverini. Invece no, tutti tranquilli, tutti hanno applaudito quando hanno compreso che in pratica il tutto funzionava come una passerella di Giorgio Armani: stessa passività, stesso cattivo gusto.
Oggi, su RaiDue, all’incirca alle quattro del pomeriggio, ho assistito ad una delle prime puntate di questa nuova fiction: ecco una carrellata dei primi quattro protagonisti.
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Eyes Wide Shut si batte contro Sanremo: doppia sconfitta a causa degli interminabili stacchi pubblicitari
Guardare un film in televisione rappresenta sempre un’ardua prova di pazienza a causa delle continue interruzioni pubblicitarie. Ma se per una volta, invece del comune vuoto pneumatico dei palinsesti, è in onda un film di Kubrick, è un piacere al quale non ci si può sottrarre.
Lunga attesa: i soliti spot ma finalmente il film ha inizio. Indubbiamente Eyes wide shut non è uno dei migliori lavori del regista americano, però lo si guarderebbe volentieri, se non fosse che ogni quindici minuti c’è una interminabile sequenza di spot; con tanto di messaggio che consiglia il film ad un solo pubblico adulto, come se il bollino rosso non bastasse.
La visione del film risulta poco godibile, gli intervalli continui spazientiscono e le scene volutamente interrotte nei momenti salienti diventano un supplizio che irrita i nervi degli spettatori.
Mi domando perché non si è scelto di spostare il film in fascia notturna per non nuocere alla dignità di un prezioso esempio della storia del cinema contemporaneo.
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I programmi di approfondimento politico chiudono i battenti. Ed è subito polemica
Sembra ormai ufficiale: nel mese che precederà le elezioni regionali, vale a dire da fine febbraio fino al 29 marzo, le trasmissioni Rai che si occupano di approfondimento politico chiuderanno i battenti. Scoppia la polemica. Anzi, già è scoppiata da martedì sera scorso, subito dopo il primo annuncio che pareva solo ufficioso.
Quando c’è una polemica, non sempre vuol dire ci sia realmente un problema. Ma in questo caso c’è. E quando c’è un problema, esistono diversi modi di affrontarlo e analizzarlo. E’ necessario capire perché nasce il problema, quali possono le conseguenze e studiare i modi per poterlo risolvere. Beh, certo pretendere tutto questo è davvero troppo. Resta un dato di fatto inconfutabile: la cosa è di una gravità inaudita. La destra berlusconiana pare, ovviamente, l’artefice di questa sciagurata decisone. Il che rende tutto ancora più grave e pericoloso.
Una scelta simile non la si è mai sentita in nessuno dei paesi europei ed extraeuropei che come noi dichiarano di vivere in una pura democrazia. Questa, va detto, sembra proprio una mossa da stato dittatoriale. Perché? Perché sarà forse una combinazione, ma il regolamento riguarda solo la Rai, non certo Mediaset.
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Bentornati Griffin: le nuove puntate su Italia 1, finché durano considerando l’orario a rischio MOIGE
I Griffin, non c’è niente da fare, o li ami o li ami. Tralasciando il padre di questa sgangherata famiglia (che ricalca eccessivamente Homer Simpson) è quasi impossibile non apprezzare le vette di geniale surrealismo misto alla volgarità della lega più bassa che si fondono all’interno di questo irriverente cartoon.
Brian, il cane alcolista di casa, con la sua voce calda e quei Martini dry che si scola a go go si contende, insieme al piccolo diabolico Stewe, ultimogenito di Lois e Peter, la palma del personaggio più politicamente scorretto della televisione.
Chiaramente è impossibile scansare una digressione, quasi dovuta, sui Simpson: è infatti lampante ed innegabile che i Griffin ricalchino la giallastra impronta delle creature di Matt Groening; ciò non significa affatto che ne siano una brutta copia, tutt’altro.
Per certi versi hanno spinto maggiormente l’acceleratore sul politically uncorret e cavalcato con coraggio l’onda delle trovate surreal/geniali che infarciscono copiosamente ogni puntata.
Ora arriva il tasto dolente. So che la mia affermazione rischia di far ribaltare dalla sedia i puristi e mi assumo tutte le responsabilità del caso.
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La bellezza e l’inferno secondo Saviano. La bellezza e l’inferno di Saviano
Roberto Saviano, giornalista, scrittore, uomo mediatico. Già, Roberto Saviano dichiara il suo status esplicitamente, lui si sente mediatico, e per questo ringrazia anche, perché senza i mass media non potrebbe avere l’eco che necessitano i suoi contenuti. Che strano paradosso: si ingrossano le fila di artisti che, dopo aver mosso i primi passi in televisione, si affrettano ad insabbiare le proprie origini, in quanto non suona molto sofisticato, e poi dall’altra parte lui.
Intelligente, quasi filosofo con i suoi spunti di sartriana memoria circa l’inferno e la bellezza, lui che è sceneggiatore per Garrone, regista con una sensibilità per l’immagine quasi pittorica, lui che dal palco del Piccolo Teatro di Milano, un’istituzione storica e culturale, fa il suo monologo. Lui che è spesso in televisione a ricordare che i suoi nemici non hanno paura di lui, bensì di tutti coloro che potrebbero ascoltarlo, di tutti gli occhi che possono vederlo. Però la faccia ce la mette Saviano, sempre e solo Saviano, la moltitudine di gente che lo applaude e lo stima può godere dell’oblio, apprezzare a distanza proseguendo la propria esistenza.
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